Ti avevo dentro
mentre sfrecciavo a centottanta all'ora
lungo la superstrada nera e agreste,
quando sbirciavo invano il cellulare
alla ricerca di un tuo breve segnale.
T’ho portato dentro di me,
sotto la bora e in mezzo al nevischio di questo mese,
tra il vino nero e la minerale
troppo frizzante,
sotto i piedi di un parquet caldo
e nel letto stretto da coperte
troppo leggere;
sulle strade rattoppate
accanto a edifici scrostati
di un grigio a memoria socialista,
dietro a un semaforo e a una curva:
Eri nei ciliegi del Giappone
e fin dentro le forsizie,
scoppiandomi
col loro giallo nel cuore
del giorno,
dentro un giacinto viola che volevo
per me e ch’offrii in dono,
nel bianco folle dei fiocchi di neve.
Sei sempre stato con me:
nel cibo, nell’acqua, nel vino
sotto il cielo e nella vasca da bagno.
Nel riso e nel silenzio.
©Jacqueline Spaccini
©Jacqueline Spaccini

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