Jacqueline Spaccini ©2011

giovedì 30 giugno 2011

LA VOCE DEGLI UOMINI QUANDO TI AMANO

PHOTO © Jacqueline Spaccini 2011
La voce degli uomini
quando ti amano
è suadente, ti accarezza
è velluto
è un fresco vin rosé

è come un gatto sornione
che stira le zampe
e ti solletica l'ego
(e non solo)

la voce degli uomini 

quando ti amano
è roca  ma scivola
e ti sorride 
agli angoli degli occhi

è un volo di aerei
una (s)quadriglia
balletto perfetto

scende leggera 
come l'acqua del ruscello
tuona forte come l'uragano
ti rassicura
ti fa sentire femmina
e non più donna

la voce degli uomini
quando ti amano
ti fa tradire te stessa.

©Jacqueline Spaccini

LA VOCE DEGLI UOMINI QUANDO TI AMANO

PHOTO © Jacqueline Spaccini 2011
La voce degli uomini
quando ti amano
è suadente, ti accarezza
è velluto
è un fresco vin rosé

è come un gatto sornione
che stira le zampe
e ti solletica l'ego
(e non solo)

la voce degli uomini 

quando ti amano
è roca  ma scivola
e ti sorride 
agli angoli degli occhi

è un volo di aerei
una (s)quadriglia
balletto perfetto

scende leggera 
come l'acqua del ruscello
tuona forte come l'uragano
ti rassicura
ti fa sentire femmina
e non più donna

la voce degli uomini
quando ti amano
ti fa tradire te stessa.

©Jacqueline Spaccini

domenica 26 giugno 2011

NO MAN'S LAND


È quello spigolo grigio e il metallo pulito
il crocifisso dinanzi e quel respiro asincrono
accanto a te
quel sussulto che alle tempie batte e
ti strappa al sonno

è la paura
di sognare male.

No man's land:
è questa stanza d'ospedale.

Jacqueline Spaccini

NO MAN'S LAND


È quello spigolo grigio e il metallo pulito
il crocifisso dinanzi e quel respiro asincrono
accanto a te
quel sussulto che alle tempie batte e
ti strappa al sonno

è la paura
di sognare male.

No man's land:
è questa stanza d'ospedale.

Jacqueline Spaccini

VENTIDUE DICEMBRE

MOLTI ANNI DOPO...

Percorro l'aereo
con lo sguardo sospeso e m’arresto
sul visetto all’oblò saldo: sogni forse la terra,
                     sotto laggiù, Roma, dove sei nato
                     –   calzandone il nome – 


oggi  che in un’altra lingua canti
posate filastrocche. E dolcemente nella novella
                              rara dell’innocenza
figlio ostinato, prendi sonno.


Da zero a cento, da cento a zero.

Jacqueline Spaccini  © 1998

(e a distanza  di tredici anni, figlio, non sei cambiato)

VENTIDUE DICEMBRE

MOLTI ANNI DOPO...

Percorro l'aereo
con lo sguardo sospeso e m’arresto
sul visetto all’oblò saldo: sogni forse la terra,
                     sotto laggiù, Roma, dove sei nato
                     –   calzandone il nome – 


oggi  che in un’altra lingua canti
posate filastrocche. E dolcemente nella novella
                              rara dell’innocenza
figlio ostinato, prendi sonno.


Da zero a cento, da cento a zero.

Jacqueline Spaccini  © 1998

(e a distanza  di tredici anni, figlio, non sei cambiato)

venerdì 24 giugno 2011

TUTTE LE DONNE CHE SONO STATA

PAUL DELVAUX Le village des syrènes (1942)

Sempre diversa perché
non riesco a essere sempre uguale
Fuori dai clichés del prevedibile
perché staziono in quelli
dell'imprevedibile

me voici, me voilà, c'est bien moi.

Che c'è di male
ieri fiore gentile d'un prato periferico
oggi tigre di carta in quadri astratti
mai seduttiva
mai sedotta
sempre algida e distante
 donna-elastico appassionata 
vulcano di intenzioni
ma non di idee

dimentica di sé in una ridda
di io

mamma lupa
figlia agnello
moglie piccolavolpe
donna camaleonte.

Quando cammino guardo
le cime degli alberi
e le punte dei piedi,
più spesso la coda del mio cane.

E ripenso
distrattamente
alle innumerevoli donne che sono stata.

Jacqueline Spaccini

TUTTE LE DONNE CHE SONO STATA

PAUL DELVAUX Le village des syrènes (1942)

Sempre diversa perché
non riesco a essere sempre uguale
Fuori dai clichés del prevedibile
perché staziono in quelli
dell'imprevedibile

me voici, me voilà, c'est bien moi.

Che c'è di male
ieri fiore gentile d'un prato periferico
oggi tigre di carta in quadri astratti
mai seduttiva
mai sedotta
sempre algida e distante
 donna-elastico appassionata 
vulcano di intenzioni
ma non di idee

dimentica di sé in una ridda
di io

mamma lupa
figlia agnello
moglie piccolavolpe
donna camaleonte.

Quando cammino guardo
le cime degli alberi
e le punte dei piedi,
più spesso la coda del mio cane.

E ripenso
distrattamente
alle innumerevoli donne che sono stata.

Jacqueline Spaccini

ZABORAVILA SAM

©Alisa Makarow

Non ho dimenticato 
le parole da dimenticare 

Nisam zaboravila

Ho dimenticato
le cose belle

Zaboravila sam 

Ho dimenticato
 la gioia e la leggerezza
Non ho dimenticato
il tuo amore la tua rabbia
l'odio né la tua durezza

Nisam zaboravila

o più semplicemente 
non ti ho dimenticato

Nisam te zaboravila

Ho solo dimenticato me stessa.


Jacqueline Spaccini

(2011)

ZABORAVILA SAM

©Alisa Makarow

Non ho dimenticato 
le parole da dimenticare 

Nisam zaboravila

Ho dimenticato
le cose belle

Zaboravila sam 

Ho dimenticato
 la gioia e la leggerezza
Non ho dimenticato
il tuo amore la tua rabbia
l'odio né la tua durezza

Nisam zaboravila

o più semplicemente 
non ti ho dimenticato

Nisam te zaboravila

Ho solo dimenticato me stessa.


Jacqueline Spaccini

(2011)

sabato 18 giugno 2011

SLOW DOWN (TESTAMENTO POETICO)

PAUL DELVAUX

Sto finendo di attraversare la vita:

vai piano mi dico
vai piano, quanto tempo
ti sarà concesso ignori.
Sprechi non fare e
 impara a economizzare.

Voltarti indietro?
È un gioco baro
gli anni perduti più
nessuno a te
- mai più -
renderà.

Nello sguardo innocente
d’un bimbo quasi uomo
si condensa la vita:
libero dalle tue apprensioni
libero camminerà.

Chi divide il tuo letto
talvolta
la schiena ti porge
e la coscia smagrita
a medicar ferite
senza importanza.

E dunque diffida del passato 
traghetta il futuro nell’oggi
non confidare nell’amore
muro di calce esso è,
al primo rèfolo crollerebbe.

Vorresti smarrirti tra
le foglie amiche immemori
della passata stagione.
Non come te.
Ma loro danzano e tu sei
(cioè io sono)
pesante.

Bùttati allora il sale
dietro le spalle 
polìte da un colpo
di spazzola deciso.
Meno male farà.

Trascura i timori
accompagnando i giorni
come fossero immortali,
credendo d’esser viva
narcotizza di netto la sera.

Ricorda solo il bello,
qualcosa ci sarà pur stato
da salvare nel cuore.
E poi getta tutto
nell’immondizia.


Jacqueline Spaccini 

SLOW DOWN (TESTAMENTO POETICO)

PAUL DELVAUX

Sto finendo di attraversare la vita:

vai piano mi dico
vai piano, quanto tempo
ti sarà concesso ignori.
Sprechi non fare e
 impara a economizzare.

Voltarti indietro?
È un gioco baro
gli anni perduti più
nessuno a te
- mai più -
renderà.

Nello sguardo innocente
d’un bimbo quasi uomo
si condensa la vita:
libero dalle tue apprensioni
libero camminerà.

Chi divide il tuo letto
talvolta
la schiena ti porge
e la coscia smagrita
a medicar ferite
senza importanza.

E dunque diffida del passato 
traghetta il futuro nell’oggi
non confidare nell’amore
muro di calce esso è,
al primo rèfolo crollerebbe.

Vorresti smarrirti tra
le foglie amiche immemori
della passata stagione.
Non come te.
Ma loro danzano e tu sei
(cioè io sono)
pesante.

Bùttati allora il sale
dietro le spalle 
polìte da un colpo
di spazzola deciso.
Meno male farà.

Trascura i timori
accompagnando i giorni
come fossero immortali,
credendo d’esser viva
narcotizza di netto la sera.

Ricorda solo il bello,
qualcosa ci sarà pur stato
da salvare nel cuore.
E poi getta tutto
nell’immondizia.


Jacqueline Spaccini 

LASCIATI SORPRENDERE DALLA VITA, DICESTI


Se viltà fosse un sentimento,
ti direi che al pari dell'invidia
sempre mi è stata sconosciuta.

Se dignità fosse un'etichetta
ti direi che a spasso fiera
la portavo e da tempo immemore.

Se null'altro che desiderio 
fosse Amore,
ti direi che l'avevo dimenticato
e accantonato tra i ricordi.

Se contraddizione fosse solo
un lemma del dizionario,
ti direi che per me
quella pagina avevano strappato.

Lasciati sorprendere dalla vita,
mi dicesti un giorno insospetto.
Ti sorrisi, ironicamente.
Non ti avevo ancora incontrato.

Non sapevo che saresti venuto
a scuotermi dalle  mie pacate certezze,
dalla  mia giustezza e dalla saggezza,
a strapparmi dalla fredda alterigia 
della mia torre di cristallo.

Non sapevo
allora
ch'eri tu la sorpresa.

Jacqueline Spaccini

LASCIATI SORPRENDERE DALLA VITA, DICESTI


Se viltà fosse un sentimento,
ti direi che al pari dell'invidia
sempre mi è stata sconosciuta.

Se dignità fosse un'etichetta
ti direi che a spasso fiera
la portavo e da tempo immemore.

Se null'altro che desiderio 
fosse Amore,
ti direi che l'avevo dimenticato
e accantonato tra i ricordi.

Se contraddizione fosse solo
un lemma del dizionario,
ti direi che per me
quella pagina avevano strappato.

Lasciati sorprendere dalla vita,
mi dicesti un giorno insospetto.
Ti sorrisi, ironicamente.
Non ti avevo ancora incontrato.

Non sapevo che saresti venuto
a scuotermi dalle  mie pacate certezze,
dalla  mia giustezza e dalla saggezza,
a strapparmi dalla fredda alterigia 
della mia torre di cristallo.

Non sapevo
allora
ch'eri tu la sorpresa.

Jacqueline Spaccini

venerdì 17 giugno 2011

DIAPHONIE*

LE VOLTIGE (équitation Rhône-Alpes)

Enfin. 
L'épisode tranchant toute interrogation de ma part
a bouleversé le plateau scénique de ce voltige : 
le pacte scélérat 
a été enfreint.

La sincérité diaphane de cette histoire,
 a changé de goût : le nôtre ce n'est plus l'amour,
ce n'est qu'une tisane à l'amour !

La fable se termine sans méchanceté ni happy end :
elle t'a fabriqué un sentiment.

Triste le  diamant  qui a changé de réfraction,
triste le diamant qui s'est transformé en zircone ;

tout comme la griffure qui s'est infectée pour devenir plaie

(d'ailleurs la cicatrice se nourrit de ses propres tissus
 depuis longtemps).

Maintenant, les ailes du désespoir
planent calmement
dans le ciel cafardeux
de mon âme.

Et je me demande : cet enfant volubile (**)
qu'on a tant aimé...
c'est notre enfant ou moi-même ?
C'est toi mon support ou le contraire ?

Et finalement,
dans cet échange de communications
aux signaux intermittents,
où le noir suit la lumière,
l'espoir alternant l'angoisse,

'y a quelqu'un à l'écoute ?

Jacqueline Spaccini © 1995
____________
* La diaphonie est un défaut de transmission des signaux dans un appareil, une ligne téléphonique, un enregistrement, dû à un transfert partiel d'énergie à un autre circuit (Petit Robert, 1982)

** Se dit d'un tige grêle qui ne peut s'élever qu'en s'enroulant autour d'un support.

DIAPHONIE*

LE VOLTIGE (équitation Rhône-Alpes)

Enfin. 
L'épisode tranchant toute interrogation de ma part
a bouleversé le plateau scénique de ce voltige : 
le pacte scélérat 
a été enfreint.

La sincérité diaphane de cette histoire,
 a changé de goût : le nôtre ce n'est plus l'amour,
ce n'est qu'une tisane à l'amour !

La fable se termine sans méchanceté ni happy end :
elle t'a fabriqué un sentiment.

Triste le  diamant  qui a changé de réfraction,
triste le diamant qui s'est transformé en zircone ;

tout comme la griffure qui s'est infectée pour devenir plaie

(d'ailleurs la cicatrice se nourrit de ses propres tissus
 depuis longtemps).

Maintenant, les ailes du désespoir
planent calmement
dans le ciel cafardeux
de mon âme.

Et je me demande : cet enfant volubile (**)
qu'on a tant aimé...
c'est notre enfant ou moi-même ?
C'est toi mon support ou le contraire ?

Et finalement,
dans cet échange de communications
aux signaux intermittents,
où le noir suit la lumière,
l'espoir alternant l'angoisse,

'y a quelqu'un à l'écoute ?

Jacqueline Spaccini © 1995
____________
* La diaphonie est un défaut de transmission des signaux dans un appareil, une ligne téléphonique, un enregistrement, dû à un transfert partiel d'énergie à un autre circuit (Petit Robert, 1982)

** Se dit d'un tige grêle qui ne peut s'élever qu'en s'enroulant autour d'un support.

domenica 12 giugno 2011

RUHE

photo Jacqueline Spaccini © 2006



Er schafft die Grenzen ab,
streicht Nationen aus,
der Schnee,
wenn er hinfällt.
In einer Nacht
Manchmal,
grausamer als Krieg,
fügsam ergibt er sich
vor dem unbekümmerten
Morgenlicht.
Und später bleibt von ihm
keine Erinnerung übrig.

 (Autotraduzione dal tedesco)

RIPOSO
Toglie confini
cancella nazioni -
la neve,
quando scende
spesso in una notte
più crudele 
di una guerra
docile si arrende
all'incurante 
luce del mattino.
E di lei
più non s'ha ricordo.

Jacqueline Spaccini © 1999
la neve,

RUHE

photo Jacqueline Spaccini © 2006



Er schafft die Grenzen ab,
streicht Nationen aus,
der Schnee,
wenn er hinfällt.
In einer Nacht
Manchmal,
grausamer als Krieg,
fügsam ergibt er sich
vor dem unbekümmerten
Morgenlicht.
Und später bleibt von ihm
keine Erinnerung übrig.

 (Autotraduzione dal tedesco)

RIPOSO
Toglie confini
cancella nazioni -
la neve,
quando scende
spesso in una notte
più crudele 
di una guerra
docile si arrende
all'incurante 
luce del mattino.
E di lei
più non s'ha ricordo.

Jacqueline Spaccini © 1999
la neve,