Jacqueline Spaccini ©2011

mercoledì 20 marzo 2024

San Giuseppe (Ieri/Ora)




San Giuseppe 
A mio padre
 

Ora lo so che 
mai più t’incontrerò, 
non per sbaglio né per caso.

In mano tengo il referto clinico 
di un’analisi anacronistica: 
ora dovrei dirti che hai il colesterolo 
troppo basso e che potresti 
mangiare un pochino di più, 
se servisse a qualcosa questo tardivo consiglio.

Ora l’esile traccia del sangue che ci lega è 
un emocromo scaduto e paradossale, ritirato 
sette giorni dopo la tua partenza.

Ieri mi è parso di riconoscere la tua voce 
in una telefonata anonima, forse un errore. 
Mio. Ho buttato in fretta giù, ma non era paura.

Ora, di tanto in tanto fingo di scorgerti in 
un’andatura agile che rassomiglia alla tua, di 
quando eri più giovane e non avevi ancora 
i menischi rotti. Sguardi come il tuo non ne vedo, 
capigliature candide a decine.

Il tuo profumo non c’è nell’aria: negli ultimi anni manifestavi 
un ribrezzo esplicito e sgarbato per gli odori del mondo, 
anche se del mio profumo persistente mai ti sei lamentato.

L’altro giorno ho finalmente ritrovato la bottiglia di quel vino che tanto 
t’era piaciuto, quella con la spada rossa sull’etichetta. Mi son detta: adesso 
gliela porto. Poi mi son ricordata. Ma l’ho comprata lo stesso.

Volevo scrivere un romanzo su di te, ma avevi dimenticato tutto, e la tua 
storia ancora nella testa, mi è uscita dalle dita. Non so più ricomporla.

Ora per me sei quell’uomo affascinante sulla cinquantina, più giovane di me 
che vedo in una foto di ceramica. Hai uno sguardo tenero e furbo, 
di chi ottiene quel che vuole quando lo vuole. Ma anche di chi ama senza 
aver imparato a farlo, improvvisando.

Ora per me sei allegria, sorrisi – un tempo intravisti soltanto, sereno ricordo. 
L’uomo con cui dialogo nell’ombra. L’uomo che saluto nel silenzio.

Ormai lo so che non torni più, 
albero della mia vita. 
Ma proprio per questo ti aspetto.
                                                                                               Jacqueline Spaccini
post 22 novembre 2016

domenica 12 marzo 2017

Senza essere concernée

Senza essere concernée*

Non conta 
se pesto acqua acidula con una verga di stelle
tramutando la mia pelle fiorita in gocce d'anatra amara

se non mi sento concernée, non importa. 

Passo di sfuggita davanti a un pezzo di rame
che dovrebbe essere specchio ed è chimera

intesa come mostro e non come sogno
ch'ogn'ora m'ignora e mi strazia e mi batte
e mi sbatto e ti batto e ti butto

e  non smetto di amarti.

sabato 5 marzo 2016

Prossima chiusura blog

Alla fine di questo mese (marzo 2016), uscirà la mia prima raccolta di poesie. Il titolo dell'opera è quello di questo blog: Io di più non posso darti.

Scaramanticamente, attendo che tutto si realizzi. Non appena uscirà, comunicherò nome editore e chiuderò questo blog. Almeno per un po'. Almeno finché non scriverò nuove poesie.


Grazie a chi mi segue.


Yo no puedo darte más. Pedro Salinas

Yo no puedo darte más.
No soy más que lo que soy.

¡Ay, cómo quisiera ser
arena, sol, en estío!
Que te tendieses
descansada a descansar.
Que me dejaras
tu cuerpo al marcharte, huella
tierna, tibia, inolvidable.
Y que contigo se fuese
sobre ti, mi beso lento:
color,
desde la nuca al talón,
moreno.

¡Ay, cómo quisiera ser
vidrio, o estofa o madera
que conserva su color
aquí, su perfume aquí,
y nació a tres mil kilómetros!
Ser
la materia que te gusta,
que tocas todos los días
y que ves ya sin mirar
a tu alrededor, las cosas
—collar, frasco, seda antigua—
que cuando tú echas de menos
preguntas: “¡Ay!, ¿dónde está?”

¡Y, ay, cómo quisiera ser
una alegría entre todas,
una sola, la alegría
con que te alegraras tú!
Un amor, un amor solo:
el amor del que tú te enamorases.
Pero
no soy más que lo que soy.

Prossima chiusura blog

Alla fine di questo mese (marzo 2016), uscirà la mia prima raccolta di poesie. Il titolo dell'opera è quello di questo blog: Io di più non posso darti.

Scaramanticamente, attendo che tutto si realizzi. Non appena uscirà, comunicherò nome editore e chiuderò questo blog. Almeno per un po'. Almeno finché non scriverò nuove poesie.


Grazie a chi mi segue.


Yo no puedo darte más. Pedro Salinas

Yo no puedo darte más.
No soy más que lo que soy.

¡Ay, cómo quisiera ser
arena, sol, en estío!
Que te tendieses
descansada a descansar.
Que me dejaras
tu cuerpo al marcharte, huella
tierna, tibia, inolvidable.
Y que contigo se fuese
sobre ti, mi beso lento:
color,
desde la nuca al talón,
moreno.

¡Ay, cómo quisiera ser
vidrio, o estofa o madera
que conserva su color
aquí, su perfume aquí,
y nació a tres mil kilómetros!
Ser
la materia que te gusta,
que tocas todos los días
y que ves ya sin mirar
a tu alrededor, las cosas
—collar, frasco, seda antigua—
que cuando tú echas de menos
preguntas: “¡Ay!, ¿dónde está?”

¡Y, ay, cómo quisiera ser
una alegría entre todas,
una sola, la alegría
con que te alegraras tú!
Un amor, un amor solo:
el amor del que tú te enamorases.
Pero
no soy más que lo que soy.

lunedì 18 gennaio 2016

Vorrei spogliarmi di me





Vorrei
spogliarmi della pelle sfoglia
che mi copre e mi protegge
da molteplici anni.

Lasciar cader giù
la prima pelle
quella della sicurezza
che mi porto appresso
e ostento a chi mi sta di fronte

Far scivolare
la seconda pelle
quella della fermezza
che inalbero a chi mi pone 
ostacoli persino apparenti

Strappar via 
la terza pelle
quella della durezza
con la quale immobilizzo
ogni tentativo di arrivare a me

Però vorrei fermarmi
perché non so se mai
è esistita una quarta pelle.
Innocente, indifesa,
fiduciosa, trasparente
esile e ribelle.

Non vorrei ritrovarmi incerta bambina
in un campo di spighe,
da sola.

JS
18.01. 2016

Vorrei spogliarmi di me





Vorrei
spogliarmi della pelle sfoglia
che mi copre e mi protegge
da molteplici anni.

Lasciar cader giù
la prima pelle
quella della sicurezza
che mi porto appresso
e ostento a chi mi sta di fronte

Far scivolare
la seconda pelle
quella della fermezza
che inalbero a chi mi pone 
ostacoli persino apparenti

Strappar via 
la terza pelle
quella della durezza
con la quale immobilizzo
ogni tentativo di arrivare a me

Però vorrei fermarmi
perché non so se mai
è esistita una quarta pelle.
Innocente, indifesa,
fiduciosa, trasparente
esile e ribelle.

Non vorrei ritrovarmi incerta bambina
in un campo di spighe,
da sola.

JS
18.01. 2016

martedì 29 dicembre 2015

Numeri





ho la forza dell'equilibrio
apparente e precario 

con tre dita di pollo

celando con cura una

 immonda
antica 
e nascosta 

dolcezza

Numeri





ho la forza dell'equilibrio
apparente e precario 

con tre dita di pollo

celando con cura una

 immonda
antica 
e nascosta 

dolcezza

sabato 21 novembre 2015

FRAMMENTI ultra-DADA

répétition(s)


Vedi che piano piano cadono 
                                   le parole
svengono anche loro

la gonna l'ho fatta sì col modellino,
ma la tasca è ricca del tombolo

un mosaico, sembra. Un mosaico...
ma davvero ho detto tutto questo?

avrebbe voluto per sempre
quel fidanzato lontano e lontano
se n'è andato così lontano
sotto il cielo sotto terra

che cos'è l'arte? perché si dipinge?
sei mesi, mi ci vogliono sei mesi
per il colore, capisci?
(perché si scriva non lo so più)

e se lei si sposasse?
If it ain't broke, don't fix it,
mi guarda e dice

ogni due anni, ma t'assicuro che
al festival delle donne clown
prima o poi andrò

col treno che parte alle otto
chissà se lei si alzerà

le nuche non rispondono
przykro mi zapombiaɫam nie lub rozumiem
(mi dispiace ho dimenticato oppure non capisco)

scivolando tra panini e caffè
l'attesa non va spesa
la sposa sarà bella
e il dentista buddista

tu reciterai ancora col tuo polpaccio
da fanciulla ballerina
kak si ti krasna

come faremo se dal Belgio non fanno passare
o non vuol più partire? riposeremo all'ombra di 
Nesta Rua

loro ripartiranno  per Bergamo
coi bimbi ad attenderli

una farà la spola tra Nizza e Milano
con otras palabras, mentre il tango argentino
resterà per sempre legato
alle timide trecce della nuova accordéoniste


l'épaviste résout tout ; il va  récupérer
vos pièces accidentées, Madame, mais 
n'oubliez pas de solder votre facture.

(lo sfasciacarrozze tutto risolve; recupererà
per lei i pezzi incidentati, signora, e
non dimentichi di pagare la fattura).

Jacqueline Spaccini
____________________
Montpellier, avant, pendant et après la performance de Madrigne (le 19 novembre 2015)




FRAMMENTI ultra-DADA

répétition(s)


Vedi che piano piano cadono 
                                   le parole
svengono anche loro

la gonna l'ho fatta sì col modellino,
ma la tasca è ricca del tombolo

un mosaico, sembra. Un mosaico...
ma davvero ho detto tutto questo?

avrebbe voluto per sempre
quel fidanzato lontano e lontano
se n'è andato così lontano
sotto il cielo sotto terra

che cos'è l'arte? perché si dipinge?
sei mesi, mi ci vogliono sei mesi
per il colore, capisci?
(perché si scriva non lo so più)

e se lei si sposasse?
If it ain't broke, don't fix it,
mi guarda e dice

ogni due anni, ma t'assicuro che
al festival delle donne clown
prima o poi andrò

col treno che parte alle otto
chissà se lei si alzerà

le nuche non rispondono
przykro mi zapombiaɫam nie lub rozumiem
(mi dispiace ho dimenticato oppure non capisco)

scivolando tra panini e caffè
l'attesa non va spesa
la sposa sarà bella
e il dentista buddista

tu reciterai ancora col tuo polpaccio
da fanciulla ballerina
kak si ti krasna

come faremo se dal Belgio non fanno passare
o non vuol più partire? riposeremo all'ombra di 
Nesta Rua

loro ripartiranno  per Bergamo
coi bimbi ad attenderli

una farà la spola tra Nizza e Milano
con otras palabras, mentre il tango argentino
resterà per sempre legato
alle timide trecce della nuova accordéoniste


l'épaviste résout tout ; il va  récupérer
vos pièces accidentées, Madame, mais 
n'oubliez pas de solder votre facture.

(lo sfasciacarrozze tutto risolve; recupererà
per lei i pezzi incidentati, signora, e
non dimentichi di pagare la fattura).

Jacqueline Spaccini
____________________
Montpellier, avant, pendant et après la performance de Madrigne (le 19 novembre 2015)




sabato 4 luglio 2015

Noli me tangere

Chagall, L'épaisseur des rêves


respingo il male
senza mani
volteggio da sola
volo basso volo altrove
volo alto m'impenno 
m'impegno e mi rovescio

guardo il cielo dal basso e 
mi slancio entro l'azzurro
non si raggiunge chi passeggia 
su altri meridiani 

scivolo a testa in giù
lungo la pertica del raggio
di sole -  mai ho vinto
mai ho perso - pure
non mi arresto e non mi arrendo
e non mi arresta né mi ferma
l'altrui pochezza dal capo cinto 
di chi non ha capito che 
siamo creature
d'una sola vita



Noli me tangere

Chagall, L'épaisseur des rêves


respingo il male
senza mani
volteggio da sola
volo basso volo altrove
volo alto m'impenno 
m'impegno e mi rovescio

guardo il cielo dal basso e 
mi slancio entro l'azzurro
non si raggiunge chi passeggia 
su altri meridiani 

scivolo a testa in giù
lungo la pertica del raggio
di sole -  mai ho vinto
mai ho perso - pure
non mi arresto e non mi arrendo
e non mi arresta né mi ferma
l'altrui pochezza dal capo cinto 
di chi non ha capito che 
siamo creature
d'una sola vita



sabato 16 maggio 2015

A testa alta


Artemide Diana


[ ... ]
nella mia vita
ho messo al primo posto
il dovere
la missione
la premura
l'amore

ho trascurato
e dimenticato
il piacere
la leggerezza
l'egoismo
me stessa

per andare sempre
a testa alta

ciò non ha impedito
che andassi a sbattere
contro i lampioni

come gli ubriachi
che avanzano
tenendo lo sguardo
a terra

solo che io procedevo
trasognata guerriera
fissando con gli occhi
il cielo.

JS 16.05.2015

A testa alta


Artemide Diana


[ ... ]
nella mia vita
ho messo al primo posto
il dovere
la missione
la premura
l'amore

ho trascurato
e dimenticato
il piacere
la leggerezza
l'egoismo
me stessa

per andare sempre
a testa alta

ciò non ha impedito
che andassi a sbattere
contro i lampioni

come gli ubriachi
che avanzano
tenendo lo sguardo
a terra

solo che io procedevo
trasognata guerriera
fissando con gli occhi
il cielo.

JS 16.05.2015

Alta nel cielo vola una cicogna - è online l'ebook dell'atelier di poesia


Tempo fa ho scritto che tenevo un atelier di poesia per i miei studenti italofoni dell'università di Rabat.

Non faccio mai nulla senza avere in mente un obiettivo concreto. In questo caso, vista la penuria di denaro per la pubblicazione cartacea, ho pensato a un e-book. 

Ora è a disposizione e consultabile da tutti.

Non nella versione definitiva, ma è già un inizio. Inoltre, confesso che volevo uscisse nel giorno della giornata mondiale della poesia che in Italia venne organizzata per la prima volta da mio marito, quando lavorava all'Unesco.

E insomma, eccolo qua, il libro con le poesie dei miei ragazzi.
Dedicato alle cicogne, questi uccelli magnifici che solcano i cieli del Marocco.

Clicca sulla frase qui sotto:

ALTA NEL CIELO VOLA UNA CICOGNA 

Alta nel cielo vola una cicogna - è online l'ebook dell'atelier di poesia


Tempo fa ho scritto che tenevo un atelier di poesia per i miei studenti italofoni dell'università di Rabat.

Non faccio mai nulla senza avere in mente un obiettivo concreto. In questo caso, vista la penuria di denaro per la pubblicazione cartacea, ho pensato a un e-book. 

Ora è a disposizione e consultabile da tutti.

Non nella versione definitiva, ma è già un inizio. Inoltre, confesso che volevo uscisse nel giorno della giornata mondiale della poesia che in Italia venne organizzata per la prima volta da mio marito, quando lavorava all'Unesco.

E insomma, eccolo qua, il libro con le poesie dei miei ragazzi.
Dedicato alle cicogne, questi uccelli magnifici che solcano i cieli del Marocco.

Clicca sulla frase qui sotto:

ALTA NEL CIELO VOLA UNA CICOGNA 

mercoledì 29 aprile 2015

FANTASIE I


FANTASIE I
(volo di fantasia)


ha passeggiato greve sul mattone
ch'era l'ostico cuore all'indomani
d'amore lui allungò le sue dita
in neve e profumo di zagare

col gioco a incastri bravo a divagare
diamante plastico per le mani
vide che dal grumo non era fuggita 
sul lastrico lieve di latte d'airone





FANTASIE I


FANTASIE I
(volo di fantasia)


ha passeggiato greve sul mattone
ch'era l'ostico cuore all'indomani
d'amore lui allungò le sue dita
in neve e profumo di zagare

col gioco a incastri bravo a divagare
diamante plastico per le mani
vide che dal grumo non era fuggita 
sul lastrico lieve di latte d'airone





domenica 11 gennaio 2015

Les moulins de Meknès




hai accolto il grano bianco
tela pulita che sa di buono
                                          e di futuro

ora sai di lontano e ti scoppiano dentro i calcinacci
di una vecchia casa  che il presente ha
                                                         distrutto

hai strappi agli angoli della tela forte nel centro
grigia dappertutto e però continui ad assolvere il tuo compito
                                    ieri farina oggi pezzi di muro

spalle temprate ti portano a spasso
ti stringono in cima le mani screpolate
urlando lavorano le reni doloranti
                                       resistono e vincono tutte le stagioni

vanno avanti
vanno avanti
vanno avanti  perché
                                    fermarsi
                                       non si può.


JS©2015

Les moulins de Meknès




hai accolto il grano bianco
tela pulita che sa di buono
                                          e di futuro

ora sai di lontano e ti scoppiano dentro i calcinacci
di una vecchia casa  che il presente ha
                                                         distrutto

hai strappi agli angoli della tela forte nel centro
grigia dappertutto e però continui ad assolvere il tuo compito
                                    ieri farina oggi pezzi di muro

spalle temprate ti portano a spasso
ti stringono in cima le mani screpolate
urlando lavorano le reni doloranti
                                       resistono e vincono tutte le stagioni

vanno avanti
vanno avanti
vanno avanti  perché
                                    fermarsi
                                       non si può.


JS©2015

lunedì 1 dicembre 2014

EPIGRAMMA/EKPHRASIS 2 PROMENADE CHAGALL



Chagall, La Promenade, 1917


Lei è un palloncino della domenica
davanti alla chiesa; Lui una gru sferica.
la tiene per non farla volare oltre
tesa, sono le radici una coltre:

Lei nel piano ha stabilità, Lui il volo  di città.

Tutto sta in quello stringersi per mano.
Se sciolta, Lei è un aeroplano e vola via,

Lui nel terreno sprofonda al crocevia.

JS@2014

EPIGRAMMA/EKPHRASIS 2 PROMENADE CHAGALL



Chagall, La Promenade, 1917


Lei è un palloncino della domenica
davanti alla chiesa; Lui una gru sferica.
la tiene per non farla volare oltre
tesa, sono le radici una coltre:

Lei nel piano ha stabilità, Lui il volo  di città.

Tutto sta in quello stringersi per mano.
Se sciolta, Lei è un aeroplano e vola via,

Lui nel terreno sprofonda al crocevia.

JS@2014

venerdì 28 novembre 2014

0-175. La stanza di Van Gogh ad Arles (Epigramma/Ekphrasis)



Poco discosto da quella tavola   
laddove aleggia la triste favola  

Occhieggia fredda una coperta rossa 
che niuno pensa il cor scaldar ti possa 

la solita sedia verde di paglia 
con quello straccio al chiodo che non sbaglia 

chi chiude male la smilza finestra 
tenue pittore di mano maldestra 

tra quadri autografi doppi giacigli 
su di un parquet usato e senza figli.

                                                            JS©2014


                        ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Sempre all'interno del mio atelier poesia, oggi ho tenuto una lezione sull'epigramma. Tra quella elogiativa e quella macabra (come iscrizione funeraria), ho scelto la terza via: l'epigramma ekphrasis.

Quali sono le contraintes?
1. almeno 4 versi
2. con rime in distici baciati (es. AABBCCDD)
3. dai versi si deve capire di che quadro (o scultura) si tratti.

In classe ho assegnato La camera di Van Gogh ad Arles.
Vab Gogh, Chambre à Arles, 1888
Conservato al Musée d'Orsay, Parigi

0-175. La stanza di Van Gogh ad Arles (Epigramma/Ekphrasis)



Poco discosto da quella tavola   
laddove aleggia la triste favola  

Occhieggia fredda una coperta rossa 
che niuno pensa il cor scaldar ti possa 

la solita sedia verde di paglia 
con quello straccio al chiodo che non sbaglia 

chi chiude male la smilza finestra 
tenue pittore di mano maldestra 

tra quadri autografi doppi giacigli 
su di un parquet usato e senza figli.

                                                            JS©2014


                        ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Sempre all'interno del mio atelier poesia, oggi ho tenuto una lezione sull'epigramma. Tra quella elogiativa e quella macabra (come iscrizione funeraria), ho scelto la terza via: l'epigramma ekphrasis.

Quali sono le contraintes?
1. almeno 4 versi
2. con rime in distici baciati (es. AABBCCDD)
3. dai versi si deve capire di che quadro (o scultura) si tratti.

In classe ho assegnato La camera di Van Gogh ad Arles.
Vab Gogh, Chambre à Arles, 1888
Conservato al Musée d'Orsay, Parigi

giovedì 20 novembre 2014

HAIKU

AVVERTENZA - non cercate qui la regola dell'haiku di tre versi con scansione 5-7-5, perché non ne troverete. Qui si segue la regola dell'haiku anglosassone.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


HAIKU 


L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione (cit.)



Oggi ho aperto l'atelier di poesia destinato ai miei studenti marocchini italofoni (e italofili).
Seguono di già con me un corso di analisi commento della struttura lirica italiana, quindi non sono proprio a digiuno di nozioni in materia: sillabazione, accenti tonici e atoni, tipi di rime e consonanze e assonanze, strofe, versi e quant'altro... conoscono.
Quindi, oggi, dopo l'atelier di dizione (suppergiù con gli stessi studenti), quand'erano già ben caldi, ho iniziato con qualcosa che non è teorico.


Ho iniziato con questo:



E  poi ho deciso di iniziare da ciò che è più breve (no, non il distico): l'haiku giapponese. Di provare a capire che cosa sia un haiku e quale punto di vista sottende.

Il link che ho proposto di leggere [come scrivere un haiku] si conclude così:
  • L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
  • I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
  • L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione.

Certo, un haiku occidentalizzato, piegato alle leggi delle sillabe e non dei suoni, e per di più con un immaginario arabo marocchino italianizzato.
Son certo che usciranno cose sorprendenti.

Dopo aver detto quali sono le tre consegne [*contraintes*] da rispettare

1. da un minimo di 10 a un massimo di 17 sillabe
2. immagine della natura da mostrare
3. idea che si sovrappone nella seconda parte, sintatticamente slegata dalla prima (si può andare a capo oppure restare nella stessa riga separando le due parti con un trattino)


ho assegnato loro il soggetto, l'albero e/o i dettagli di un albero, secondo l'illuminante pensiero di Georges Perec delle contraintes.


Poi il compito l'ho fatto anch'io, anche se confido che i miei studenti facciano meglio, molto meglio.

1. Haiku su un albero

Vindice pioppo tremulo 
                        diman sarò terreno



2.  Haiku su parte/dettaglio di un albero


Grevi ammassate pigne 
                         inutile  tempo antico


3. Haiku su altro soggetto

Alta nel cielo una cicogna 
                         lontana ancor è casa








HAIKU

AVVERTENZA - non cercate qui la regola dell'haiku di tre versi con scansione 5-7-5, perché non ne troverete. Qui si segue la regola dell'haiku anglosassone.

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HAIKU 


L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione (cit.)



Oggi ho aperto l'atelier di poesia destinato ai miei studenti marocchini italofoni (e italofili).
Seguono di già con me un corso di analisi commento della struttura lirica italiana, quindi non sono proprio a digiuno di nozioni in materia: sillabazione, accenti tonici e atoni, tipi di rime e consonanze e assonanze, strofe, versi e quant'altro... conoscono.
Quindi, oggi, dopo l'atelier di dizione (suppergiù con gli stessi studenti), quand'erano già ben caldi, ho iniziato con qualcosa che non è teorico.


Ho iniziato con questo:



E  poi ho deciso di iniziare da ciò che è più breve (no, non il distico): l'haiku giapponese. Di provare a capire che cosa sia un haiku e quale punto di vista sottende.

Il link che ho proposto di leggere [come scrivere un haiku] si conclude così:
  • L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
  • I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
  • L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione.

Certo, un haiku occidentalizzato, piegato alle leggi delle sillabe e non dei suoni, e per di più con un immaginario arabo marocchino italianizzato.
Son certo che usciranno cose sorprendenti.

Dopo aver detto quali sono le tre consegne [*contraintes*] da rispettare

1. da un minimo di 10 a un massimo di 17 sillabe
2. immagine della natura da mostrare
3. idea che si sovrappone nella seconda parte, sintatticamente slegata dalla prima (si può andare a capo oppure restare nella stessa riga separando le due parti con un trattino)


ho assegnato loro il soggetto, l'albero e/o i dettagli di un albero, secondo l'illuminante pensiero di Georges Perec delle contraintes.


Poi il compito l'ho fatto anch'io, anche se confido che i miei studenti facciano meglio, molto meglio.

1. Haiku su un albero

Vindice pioppo tremulo 
                        diman sarò terreno



2.  Haiku su parte/dettaglio di un albero


Grevi ammassate pigne 
                         inutile  tempo antico


3. Haiku su altro soggetto

Alta nel cielo una cicogna 
                         lontana ancor è casa








lunedì 8 settembre 2014

Inciampo nelle giornate


Inciampo nelle giornate
sbadatamente

osservo l'oggidì
scivolarmi addosso come 
un vestito di seta

mentre notti d'ieri adipose 
punteggiano le ore 
come stelle assopite.

Eppure, questa non 
è la mia vita.

La interpreto, 
ingannando gli altri e me stessa: 
l'ho presa a noleggio,
e intanto la millanto, 
la spaccio per esistenza.

Inciampo nelle giornate


Inciampo nelle giornate
sbadatamente

osservo l'oggidì
scivolarmi addosso come 
un vestito di seta

mentre notti d'ieri adipose 
punteggiano le ore 
come stelle assopite.

Eppure, questa non 
è la mia vita.

La interpreto, 
ingannando gli altri e me stessa: 
l'ho presa a noleggio,
e intanto la millanto, 
la spaccio per esistenza.