Jacqueline Spaccini ©2011

martedì 5 aprile 2011

ARBORALTACCUINO (raccolta di 13 poesie)

ARBORALTACCUINO 
(21-22/01/1996)


A mia madre e mio padre,
terra e radici della mia pianta.

PINO - photo ©Stephen Sommerhalter


I
PINUS PINEA
PINO DA PINOLI
PIN PARASOL
(Roma - Autostrada del Sole, verso Milano)

Basta che ti pensi 
per vedere casa mia.
Nessun altro come te
potrà mai rendermi la leggerezza
dell'orizzonte ceruleo,
né le flave risate del
mio sole romano.
Soprattutto quando t'incontro,
lungo la retta stradale
- perduto e scompagnato -
s'accende in me come 
un faro notturno l'idea: ecco
la mia anima terrestre. 
Ma qui non sei ora
ed io mi trovo altrove.

LARICE - la foto è di Carmine Washi Troise



II
LARIX DECIDUA
LARICE
MÉLÈZE
(Vallée d'Aoste)

Le miel de la vallée dauphinoise
sur ton écorce rouge m'a collée
à ta beauté caduque.
Les petites bosses de tes rameaux,
dernier cadeau des aiguillettes 
                          mourantes,
ressemblent à celle qui campe
sur mon petit nez :
c'est drôle, tu as décidé de
sortir du groupe et moi avec.
La plus belle saison de ma vie
- je me le demande -
a-t-elle été la tienne aussi ?




CEDRO DELL'ATLANTICO - ©giardinaggio.net

III
CEDRUS ATLANTICA
CEDRO DELL'ATLANTE
CÈDRE DE L'ATLAS
(Frascati, Roma)

Una piccola finestra
che dalla cucina 
si apre sul borgo frascatano
non s'attendeva la vostra magnificenza:
troppo estesa, troppo imponente
la piramide fogliare per me.
Cresciuti in cattività
avete ancora memoria dei monti 
atlantici e del sole
magrebino il rimpianto (nell'arsura
estiva) assedia furtivo i palchi
vostri furtivi?
Ora che quella casa 
più non è mia,
per sempre la sua immagine
è a voi legata, a quando nelle
attese - e quanto a lungo! - 
scrutavo le botticelle erette 
sulle foglie aghiformi.
Ma è sempre vero che
l'àpice è infossato?


ARAUCARIA DEL CILE - ©planfor.co.uk

IV
ARAUCARIA ARAUCANA
ARAUCARIA DEL CILE
ARAUCARIA
(Cannero Riviera, Lago Maggiore, Novara)

 ¿Quién eres?
Y tú, ¿qué quieres?
Sei strana nel corpo e nel tono, 
aguzza colonna viridea.
Uso il tuo idioma - forse mi confondo -
eppure mi aggredisci. ¿Por qué? 
Mi parli nella lingua dell'oppressore:
lo sai che i figli miei 
di Chiloé e di Atamaca
hanno perduto le acque e la sabbia,
chiusi nel recinto ispanico?
Parlami in mapuche
e io volentieri ti risponderò.
Dammi la terra madre
e io volerò verso l'alto
come questo lago freddo 
non ha visto mai.
Il tuo dolore è coriaceo e ignoto
ai miei sensi: debbo partire - e capire -.
A interrogarti, di certo tornerò.


QUERCIA - @Jean-Pol Grandmont

V
QUERCUS ROBUR
QUERCIA
CHÊNE
(Zagreb, Hvratska)

Aspetto primavera 
per correre alla tua ombra merlettata,
maestosa pianta e longeva
che con le sorelle germane
imperi nel Maksimir zagabrese.
Accanto al mio acero un giorno 
forse t'ammirerò
ché l'humus calcareo
ugualmente
za vas è venefico.
L'amore mutò in rivelazione
quando la manina diletta
la lunga foglia bruna
mi donò:

C'est pour toi, maman chérie...
Ora che ti vedo nel traffico
quotidiano, alla mia destra
                                    raggiante,
- nuda ma imperterrita orgogliosa -
ti dico: attendi anche tu l'estate
                                                       che  viene,
de mon herbier tu es 
                                                     la reine.
recitata al circolo Fortebraccio - Forte Fanfulla, 
Roma il 28.05.2011


CERRO - ©digilander.it

VI
QUERCUS CERRIS
CERRO
CHÊNE CHEVELU
(Gubbio, Perugia)


Ricordo di averti accarezzato
quando bambina
mi appoggiavo alla corteccia tua
screpolata e rugosa
a consolar le lacrime.
A sera ti ritrovavo nel tizzone
odoroso del caminetto familiare.
Non t'apprezzai per i rami
tuoi troppo fragili
- ché anch'io riuscivo a spezzare
sotto le ginocchia adolescenti -;
e oggi che sei in un mondo
lontano (quello che non torna),
vorrei chiederti perdono e
mangiarti perfino i frutti amari
che il passato iguvino 
non mi ha risparmiato.


FRASSINO - ©pauletpaula.skynetblogs.be

VII
FRAXINUS EXCELSIOR
FRASSINO
FRÊNE
(Abbaye de Beauport, Paimpol, Bretagne)


Quando ci presentarono,
avevi da poco festeggiato il tuo bicentenario 
e finito di appropriarti di 
un'abbazia in rovina.
Beau port è stato il tuo
più che dei bretoni monaci
viandanti, che dal Nordamerica
                                           rivoltoso
t'aveano per sé rapito.


Non sempre ho saputo 
contare le ìmpari foglioline
per distinguerti dalla Pterocarya;
così mi scuserai se diffido
delle stìpoli ingannevoli
e attendo le sàmare autunnali
per riconoscerti.


FAGGIO - ©ambmuggia.it


VIII
FAGUS SYLVATICA
FAGGIO
HÊTRE
 (Zagreb, Hrvatska)


Non è stato possibile ignorarti
nella foresta che mi ospitava 
atterrita e sgomenta, perduta com'io ero,
tra i tronchi tuoi tondeggianti
e accecata dalle cortecce luminiscenti.
Fosse stata notte, la scorza liscia
avrei potuto scambiarla per un sauro
fuori dal tempo. Ma il sole filtrava già
tra le chiome ramate e le faggiòle 
se ne stavano al caldo nelle cupole spinose.


Inquieta presenza in un  paese straniero
ove le ricche culle dei bimbi t'ignorano
e tu non sei rassicurante neppure
nella gabbia dell'orto in cui t'hanno
imprigionato e che un giorno sradicherai
(ma questo loro ancora non lo sanno...).
Vòlto lo sguardo al passaggio,
ma tu capirai.


ACERO - ©florelaurentienne.com

IX 
ACER RUBRUM
ACERO
ÉRABLE
(Pérouges, Ain-Zagreb, Hrvatska)


T'ho incontrata nel calendario celtico
prima ancora che nella vita,
mia lùtea e bellissima pianta.


Mese d'aprile acero rosso 
tiglio nostrano se sei di settembre
disse la carta che non comprai
lasciandola nel borgo di Pérouges
                                         medievale.


Ritrovandoti nel Ribnjak park
mi cogliesti di sorpresa:
mi parve allora di buon auspicio
non calpestare le disàmare tue.


T'han chiamato sicomoro
ma errando ché l'humus bagnato
suppliva il rivo natìo quando
il fogliame autunnale se ne volò via
e l'elico movimento - da tempo immoto -
rimpiangeva di già il vento amico.


OLIVO - ©venafro.it (il nome dell'autore è visibile)


X
OLEA EUROPEA
OLIVO
OLIVIER
(Casperia, Rieti-Split, Hrvatska)

M'avean ben detto 
che dei frutti acerbi 
l'amaro sputa la bocca;
ugualmente ho voluto provare:
le drupe pèste ho  assaggiato
e il liquido aureo ho bevuto.


Ma non mi piaceva 
quella tua schiena contorta
e la sideralità fogliare
sedotta non m'avea
quando tra i fiori biancastri 
mi aggiravo.


T'ho visto poi di calce
imbiancato, nell'abbandono 
d'uno scarico industriale,
dall'alto di un bus dragonesco
che al mare mi portava, tra 
curve mortifere, quando a te
neppure la saliva salmastra
più arrivava.


Pace non portasti
(Getsémani non ho dimenticato);
solo tra mille altri reietti allora
dalla fossa spalatina - e per sempre -
una croce sul mio disagio 
hai segnato.


NOCE - ©luirig.altervista.org


XI
JUGLANS REGIA
NOCE
NOYER
(Rocca di Papa, Roma)


Noyer noyé dans mon passé récent
et récupéré de justesse en écrasant
ton fruit de Noël respendissant...


Je nous revois par un froid matin
                                                   d'hiver
- le gel, tu l'endurais si mal et
l'argille craquait sous mes bottes crottées - 
dans un verger presque montagnard.
Quelle surprise fut la main souillée
par le brou charnu, nouvel abri et vert
de tes cerneaux nigrescens !


Coeur marin, écrin ligneux,
perle sans éclat de mon enfance
                                      curieuse et pauvre,
où se cache l'orient d'airain
qui t'a donné le jour ?

PIOPPO NERO - ©luirig.altervista.org



XII
POPULUS NIGRA
PIOPPO NERO
PEUPLIER NOIR
(Zagorje, Hrvatska)


M'hai scompigliato i capelli
alle spalle coi tuoi glabri
                            rombi e leggeri.


Ho cacciato l'amento rubizzo
impigliato nella frangetta
umida dello Zagorje
e mi sono voltata.


Non eri il cipressino che ricordavo,
ma tu già ti confondevi dietro a
un melo troppo gravido e malato.
M'hai salutata
ondeggiando dolcemente il corpo:
eri grande e alto e lieve.


T'avevo avvicinato - giovinetta -
in una pagina di Balzac (ma
superficialmente); allora
ho affondato la mia carezza
nella fessura della scorza tua profonda.


Il contatto è rimasto intatto,
e pulsa ancora qui, nei polpastrelli.
Vedi, non ho dimenticato.




OLMO - ©Jean-Pol GRANDMONT


XIII
ULMUS LAEVIS
OLMO CIGLIATO
ORME
(Zagreb, Hrvatska)


J'ai rencontré tes feuilles avant toi,
                               par terre.
Après, j'ai levé les yeux au ciel,
                               sans te trouver.
Tu étais cilié dans le vrt croate,
caché parmi les charmes frondeux.
Presque impossible de te voir en Italie,
il m'a fallu mille kilomètres pour 
                                     m'approcher de toi ;

mais contre une ondée imprévue,
sous ta chevelure clairsemée,
je n'ai pas su me mettre à l'abri.
Et pourtant, je te le jure : attendez-moi 
sous l'orme, je n'avais pas dit.




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