Sempre all'interno del mio atelier poesia, oggi ho tenuto una lezione sull'epigramma. Tra quella elogiativa e quella macabra (come iscrizione funeraria), ho scelto la terza via: l'epigramma ekphrasis.
Quali sono le contraintes?
1. almeno 4 versi
2. con rime in distici baciati (es. AABBCCDD)
3. dai versi si deve capire di che quadro (o scultura) si tratti.
In classe ho assegnato La camera di Van Gogh ad Arles. Vab Gogh, Chambre à Arles, 1888 Conservato al Musée d'Orsay, Parigi
Sempre all'interno del mio atelier poesia, oggi ho tenuto una lezione sull'epigramma. Tra quella elogiativa e quella macabra (come iscrizione funeraria), ho scelto la terza via: l'epigramma ekphrasis.
Quali sono le contraintes?
1. almeno 4 versi
2. con rime in distici baciati (es. AABBCCDD)
3. dai versi si deve capire di che quadro (o scultura) si tratti.
In classe ho assegnato La camera di Van Gogh ad Arles. Vab Gogh, Chambre à Arles, 1888 Conservato al Musée d'Orsay, Parigi
AVVERTENZA - non cercate qui la regola dell'haiku di tre versi con scansione 5-7-5, perché non ne troverete. Qui si segue la regola dell'haiku anglosassone. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
HAIKU
L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore. I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno. L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione (cit.)
Oggi ho aperto l'atelier di poesia destinato ai miei studenti marocchini italofoni (e italofili). Seguono di già con me un corso di analisi commento della struttura lirica italiana, quindi non sono proprio a digiuno di nozioni in materia: sillabazione, accenti tonici e atoni, tipi di rime e consonanze e assonanze, strofe, versi e quant'altro... conoscono. Quindi, oggi, dopo l'atelier di dizione (suppergiù con gli stessi studenti), quand'erano già ben caldi, ho iniziato con qualcosa che non è teorico.
Ho iniziato con questo:
E poi ho deciso di iniziare da ciò che è più breve (no, non il distico): l'haiku giapponese. Di provare a capire che cosa sia un haiku e quale punto di vista sottende.
L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione.
Certo, un haiku occidentalizzato, piegato alle leggi delle sillabe e non dei suoni, e per di più con un immaginario arabo marocchino italianizzato. Son certo che usciranno cose sorprendenti.
Dopo aver detto quali sono le tre consegne [*contraintes*] da rispettare
1. da un minimo di 10 a un massimo di 17 sillabe 2. immagine della natura da mostrare 3. idea che si sovrappone nella seconda parte, sintatticamente slegata dalla prima (si può andare a capo oppure restare nella stessa riga separando le due parti con un trattino)
AVVERTENZA - non cercate qui la regola dell'haiku di tre versi con scansione 5-7-5, perché non ne troverete. Qui si segue la regola dell'haiku anglosassone. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
HAIKU
L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore. I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno. L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione (cit.)
Oggi ho aperto l'atelier di poesia destinato ai miei studenti marocchini italofoni (e italofili).
Seguono di già con me un corso di analisi commento della struttura lirica italiana, quindi non sono proprio a digiuno di nozioni in materia: sillabazione, accenti tonici e atoni, tipi di rime e consonanze e assonanze, strofe, versi e quant'altro... conoscono.
Quindi, oggi, dopo l'atelier di dizione (suppergiù con gli stessi studenti), quand'erano già ben caldi, ho iniziato con qualcosa che non è teorico.
Ho iniziato con questo:
E poi ho deciso di iniziare da ciò che è più breve (no, non il distico): l'haiku giapponese. Di provare a capire che cosa sia un haiku e quale punto di vista sottende.
L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione.
Certo, un haiku occidentalizzato, piegato alle leggi delle sillabe e non dei suoni, e per di più con un immaginario arabo marocchino italianizzato.
Son certo che usciranno cose sorprendenti.
Dopo aver detto quali sono le tre consegne [*contraintes*] da rispettare
1. da un minimo di 10 a un massimo di 17 sillabe
2. immagine della natura da mostrare
3. idea che si sovrappone nella seconda parte, sintatticamente slegata dalla prima (si può andare a capo oppure restare nella stessa riga separando le due parti con un trattino)