Jacqueline Spaccini ©2011

martedì 26 aprile 2011

VENTO DEL NORD




Ti avevo dentro
mentre sfrecciavo a centottanta all'ora
lungo la superstrada nera e agreste,
quando sbirciavo invano il cellulare
alla ricerca di un tuo breve segnale.

T’ho portato dentro di me,
sotto la bora e in mezzo al nevischio di questo mese,
tra il vino nero e la minerale
troppo frizzante,
sotto i piedi di un parquet caldo
e nel letto stretto da coperte
troppo leggere;
sulle strade rattoppate
accanto a edifici scrostati
di un grigio a memoria socialista,
dietro a un semaforo e a una curva:

Eri nei ciliegi del Giappone
e fin dentro le forsizie,
scoppiandomi
col loro giallo nel cuore
del giorno,
dentro un giacinto viola che volevo
per me e ch’offrii in dono,
nel bianco folle dei fiocchi di neve.

Sei sempre stato con me:
nel cibo, nell’acqua, nel vino
sotto il cielo e nella vasca da bagno.
Nel riso e nel silenzio.

©Jacqueline Spaccini
                         

VENTO DEL NORD




Ti avevo dentro
mentre sfrecciavo a centottanta all'ora
lungo la superstrada nera e agreste,
quando sbirciavo invano il cellulare
alla ricerca di un tuo breve segnale.

T’ho portato dentro di me,
sotto la bora e in mezzo al nevischio di questo mese,
tra il vino nero e la minerale
troppo frizzante,
sotto i piedi di un parquet caldo
e nel letto stretto da coperte
troppo leggere;
sulle strade rattoppate
accanto a edifici scrostati
di un grigio a memoria socialista,
dietro a un semaforo e a una curva:

Eri nei ciliegi del Giappone
e fin dentro le forsizie,
scoppiandomi
col loro giallo nel cuore
del giorno,
dentro un giacinto viola che volevo
per me e ch’offrii in dono,
nel bianco folle dei fiocchi di neve.

Sei sempre stato con me:
nel cibo, nell’acqua, nel vino
sotto il cielo e nella vasca da bagno.
Nel riso e nel silenzio.

©Jacqueline Spaccini
                         

venerdì 22 aprile 2011

CES YEUX-LÀ



Ces lèvres sur lesquelles
aucun ne pose son regard
et ces yeux que personne
n'embrasse
m'appartiennent.


Mes pensées les accompagnant,
ils continuent de se promener
de par le monde sur des jambes
ondoyantes et fortes,
dans leur marche
imperturbable
 
vers le néant.

Jacqueline Spaccini
(avril 2011)

CES YEUX-LÀ



Ces lèvres sur lesquelles
aucun ne pose son regard
et ces yeux que personne
n'embrasse
m'appartiennent.


Mes pensées les accompagnant,
ils continuent de se promener
de par le monde sur des jambes
ondoyantes et fortes,
dans leur marche
imperturbable
 
vers le néant.

Jacqueline Spaccini
(avril 2011)

mercoledì 20 aprile 2011

TAPPETO DI PETALI

Unfortunatelly, I don't know the author of this photo.


Cado anch'io 
come i fiori di ciliegio
in aprile.

Jacqueline Spaccini
(2011)



TAPPETO DI PETALI

Unfortunatelly, I don't know the author of this photo.


Cado anch'io 
come i fiori di ciliegio
in aprile.

Jacqueline Spaccini
(2011)



martedì 19 aprile 2011

Ne tražim više

PHOTO  BY JSPACCINI©2011



Non cerco più per me
la rugiada nell’alba né
il sonno imminente
del sole vespertino.

No.

Veleggio,
quietamente,
in mare aperto come fossi in rada
senza mèta né ambizioni
senza luce né emozioni.

Sola.

Vedo la luce e non ne avverto il calore
del dolore intuisco l'affresco ma non il male
che con sé induce.

Credimi: 
nella stagione tarda
in cui tenero si fa il giorno
e umile
e segreto

è pur vivere questo.

Jacqueline Spaccini
(2011)

Ne tražim više

PHOTO  BY JSPACCINI©2011



Non cerco più per me
la rugiada nell’alba né
il sonno imminente
del sole vespertino.

No.

Veleggio,
quietamente,
in mare aperto come fossi in rada
senza mèta né ambizioni
senza luce né emozioni.

Sola.

Vedo la luce e non ne avverto il calore
del dolore intuisco l'affresco ma non il male
che con sé induce.

Credimi: 
nella stagione tarda
in cui tenero si fa il giorno
e umile
e segreto

è pur vivere questo.

Jacqueline Spaccini
(2011)

martedì 12 aprile 2011

TRA DI NOI

IL CIELO SOPRA BERLINO  (LES AILES DU DÉSIR)



Le parole come lame
acqua gelata stordente
sferzate di vento ungherese
spilli ardenti negli occhi
scariche elettriche
e sfoghi bastardi.
Poi la dolcezza all’improvviso
che più non s’attendeva
come baci scoppi di risa sulle guance
spruzzi di fontana e miele colante
mentre già ti pare d’aver sognato.

Jacqueline Spaccini
2011

TRA DI NOI

IL CIELO SOPRA BERLINO  (LES AILES DU DÉSIR)



Le parole come lame
acqua gelata stordente
sferzate di vento ungherese
spilli ardenti negli occhi
scariche elettriche
e sfoghi bastardi.
Poi la dolcezza all’improvviso
che più non s’attendeva
come baci scoppi di risa sulle guance
spruzzi di fontana e miele colante
mentre già ti pare d’aver sognato.

Jacqueline Spaccini
2011

STRAPPO

by http://frenchybutchic.blogspot.com

Se qualcuno potesse spiegarmi
come sia possibile
struggermi per l’assenza di
chi non c’è
e non esiste nella mia vita
né  mai c’è stato.

Se qualcuno potesse
spiegarmi
come sia possibile
sentire la crepa
attorno a un vuoto.

Jacqueline Spaccini

STRAPPO

by http://frenchybutchic.blogspot.com

Se qualcuno potesse spiegarmi
come sia possibile
struggermi per l’assenza di
chi non c’è
e non esiste nella mia vita
né  mai c’è stato.

Se qualcuno potesse
spiegarmi
come sia possibile
sentire la crepa
attorno a un vuoto.

Jacqueline Spaccini

lunedì 11 aprile 2011

CÉNESTHÉSIE

Johann Heinrich Füssli Il silenzio (1799-1800) Zurigo, Kunsthaus


Mon âme se rebiffe
en désespoir de 
                  [cause 
contre ce que tu viens 
               [de me dire :

l'apparente objectivité de
                     [tes paroles
d'une lâcheté 
                   [laconique,
l'épidémie des justifications
me laisse avachie
dans un silence 
                    [bourdonnant.

Tu as grignoté toutes mes 
                                [forces
tu as brésillé mes espoirs
                               [enfantins
à chaque pas perdu.

Les secousses 
                             [tétaniques
ont sorti des racines 
                                 [ongulées
faisant gonfler l'esprit
d'une souplesse
                         [intransigeante.

Jacqueline Spaccini
(1995)

CÉNESTHÉSIE

Johann Heinrich Füssli Il silenzio (1799-1800) Zurigo, Kunsthaus


Mon âme se rebiffe
en désespoir de 
                  [cause 
contre ce que tu viens 
               [de me dire :

l'apparente objectivité de
                     [tes paroles
d'une lâcheté 
                   [laconique,
l'épidémie des justifications
me laisse avachie
dans un silence 
                    [bourdonnant.

Tu as grignoté toutes mes 
                                [forces
tu as brésillé mes espoirs
                               [enfantins
à chaque pas perdu.

Les secousses 
                             [tétaniques
ont sorti des racines 
                                 [ongulées
faisant gonfler l'esprit
d'une souplesse
                         [intransigeante.

Jacqueline Spaccini
(1995)

domenica 10 aprile 2011

PELERIN DE LA VIE

A MARIO,
voyageur égaré,
cher ami 
qui nous a quittés
la veille d'un Noël lointain.



La papule lactée,
fruit d'une vaste douleur
                     métallique,
n'empêche pas au regain
en surplomb de repousser insouciant
à chaque feuillaison
                 urticante.
Dans le jour chômé
un doux châle émulsionne
la vieille blessure 
                du corps,
sans conquérir son coeur
                         sévi
par une mélancolie brutale.

Le phaéton insensible
va désormais repartir 
à l'insu du voyageur
égaré sur le trottoir
des attentes 
insouciantes.

Jacqueline Spaccini
24.12.1990

PELERIN DE LA VIE

A MARIO,
voyageur égaré,
cher ami 
qui nous a quittés
la veille d'un Noël lointain.



La papule lactée,
fruit d'une vaste douleur
                     métallique,
n'empêche pas au regain
en surplomb de repousser insouciant
à chaque feuillaison
                 urticante.
Dans le jour chômé
un doux châle émulsionne
la vieille blessure 
                du corps,
sans conquérir son coeur
                         sévi
par une mélancolie brutale.

Le phaéton insensible
va désormais repartir 
à l'insu du voyageur
égaré sur le trottoir
des attentes 
insouciantes.

Jacqueline Spaccini
24.12.1990

FILM GIRATI NELLA TESTA

PHOTO: http://www.italiaemagazine.it

Pianeta,
mi hai allontanata da te
con così tanta rabbia 
ch'anche a volerlo
non riuscirei più
a riagganciare la tua orbita.

Ora io sono una dubbia nebulosa, 
null'altro che ghiaccia tenacia;
questo è il posto che
mi sono assegnata
in un blu nebbia da berlo.
E tu pensi ancora 
a quella sposa lebbrosa
che per lussuosa malinconia
in prigionia e con distratta noia
giace
nella sabbia macilenta
di quella pineta.

E ancora
non hai capito niente.

JSpaccini
(2011)

FILM GIRATI NELLA TESTA

PHOTO: http://www.italiaemagazine.it

Pianeta,
mi hai allontanata da te
con così tanta rabbia 
ch'anche a volerlo
non riuscirei più
a riagganciare la tua orbita.

Ora io sono una dubbia nebulosa, 
null'altro che ghiaccia tenacia;
questo è il posto che
mi sono assegnata
in un blu nebbia da berlo.
E tu pensi ancora 
a quella sposa lebbrosa
che per lussuosa malinconia
in prigionia e con distratta noia
giace
nella sabbia macilenta
di quella pineta.

E ancora
non hai capito niente.

JSpaccini
(2011)

SIA COME SIA

Aurora zagabrese PHOTO JSpaccini©1997

Sogni ne avevo

ma pochi.

Progetti nessuno

magari un lavoro

dignitoso che docile

la formica avrebbe

coltivato.


Bella non ero o meglio

non sapevo:

alle parole di un ciarlatano

credetti un giorno

perdendo il poco senno.

Per ordine ne arrivò

un altro. A lui detti ancor

meno peso, pür d’esser

viva m’era lieto il pensiero.

Invano soffrii, ma

il cor spesso s’è detto

che un temporale pure

rende più vera la schiarita.

Fu un inganno di parole ché

potessi portarle a testimoni

di un processo interiore

vincerei tutte le cause se

nella vittoria non vi fosse

di già la sconfitta.


Dei pochi sogni giovanili

serbo uno solo – e manco c’era:

guidare del figlio la cordata

e lasciare a lui la cima.

Il verdetto emesso esecuzione

di sentenza alfine non prevede

di ripartire altrove giuro

anzi non se ne parla:


sia come sia io resto qui.

Jacqueline Spaccini
17.11.2005

 

 

SIA COME SIA

Aurora zagabrese PHOTO JSpaccini©1997

Sogni ne avevo

ma pochi.

Progetti nessuno

magari un lavoro

dignitoso che docile

la formica avrebbe

coltivato.


Bella non ero o meglio

non sapevo:

alle parole di un ciarlatano

credetti un giorno

perdendo il poco senno.

Per ordine ne arrivò

un altro. A lui detti ancor

meno peso, pür d’esser

viva m’era lieto il pensiero.

Invano soffrii, ma

il cor spesso s’è detto

che un temporale pure

rende più vera la schiarita.

Fu un inganno di parole ché

potessi portarle a testimoni

di un processo interiore

vincerei tutte le cause se

nella vittoria non vi fosse

di già la sconfitta.


Dei pochi sogni giovanili

serbo uno solo – e manco c’era:

guidare del figlio la cordata

e lasciare a lui la cima.

Il verdetto emesso esecuzione

di sentenza alfine non prevede

di ripartire altrove giuro

anzi non se ne parla:


sia come sia io resto qui.

Jacqueline Spaccini
17.11.2005

 

 

ALLE PAROLE


AMSTERDAM JSpaccini©2009

Alle parole
do la stura non per paura
è che debbo dominare il mio silenzio
agopuntura dell’esistere, BLABLA essenziale
del mio dire – sentenzio.

Sai che ti dico? Questa poesia mo’ la licenzio!
Quando l’avevo sognata stanotte era perfetta
(Alzarmi in fretta, l’avessi copiata, bestia).

Casalinga, altro che pensatora,
inganno della vita che divora
le cose pratiche, sai, non mandano in malora.
Allora, frittura di pesce o di zucchine?
Di zucchine, certo. Di quelle piccoline.



ALLE PAROLE


AMSTERDAM JSpaccini©2009

Alle parole
do la stura non per paura
è che debbo dominare il mio silenzio
agopuntura dell’esistere, BLABLA essenziale
del mio dire – sentenzio.

Sai che ti dico? Questa poesia mo’ la licenzio!
Quando l’avevo sognata stanotte era perfetta
(Alzarmi in fretta, l’avessi copiata, bestia).

Casalinga, altro che pensatora,
inganno della vita che divora
le cose pratiche, sai, non mandano in malora.
Allora, frittura di pesce o di zucchine?
Di zucchine, certo. Di quelle piccoline.



MILANO L'AMI PIANO

Jacqueline Spaccini © 2009

Milano l'ami piano
mano a mano
calpestata sotto i tuoi
piedi che vengon di lontano.

Milano.

Al limite profano
la dea Nera ti accompagna
laddove la marea non bagna
i fenicotteri rosa
né il leone oltraggiato
da un pugno di colombi
cittadini.
Piccina
t'intendi costeggiando
i lombi di bugno di una palazzina
ove lo sguardo tuo ondeggiando
si posa.

Passeggiata lenta, lunga, ariosa.
Passeggiata amorosa.

Chicchi di riso con note di allegria
quasi una lotteria di modesta baldoria.
Poca gloria.
I ricordi ho fermato. Almeno i bordi
di Milano
credevo di aver catturato.

Invano.

Jacqueline Spaccini



MILANO L'AMI PIANO

Jacqueline Spaccini © 2009

Milano l'ami piano
mano a mano
calpestata sotto i tuoi
piedi che vengon di lontano.

Milano.

Al limite profano
la dea Nera ti accompagna
laddove la marea non bagna
i fenicotteri rosa
né il leone oltraggiato
da un pugno di colombi
cittadini.
Piccina
t'intendi costeggiando
i lombi di bugno di una palazzina
ove lo sguardo tuo ondeggiando
si posa.

Passeggiata lenta, lunga, ariosa.
Passeggiata amorosa.

Chicchi di riso con note di allegria
quasi una lotteria di modesta baldoria.
Poca gloria.
I ricordi ho fermato. Almeno i bordi
di Milano
credevo di aver catturato.

Invano.

Jacqueline Spaccini



martedì 5 aprile 2011

ARBORALTACCUINO (raccolta di 13 poesie)

ARBORALTACCUINO 
(21-22/01/1996)


A mia madre e mio padre,
terra e radici della mia pianta.

PINO - photo ©Stephen Sommerhalter


I
PINUS PINEA
PINO DA PINOLI
PIN PARASOL
(Roma - Autostrada del Sole, verso Milano)

Basta che ti pensi 
per vedere casa mia.
Nessun altro come te
potrà mai rendermi la leggerezza
dell'orizzonte ceruleo,
né le flave risate del
mio sole romano.
Soprattutto quando t'incontro,
lungo la retta stradale
- perduto e scompagnato -
s'accende in me come 
un faro notturno l'idea: ecco
la mia anima terrestre. 
Ma qui non sei ora
ed io mi trovo altrove.

LARICE - la foto è di Carmine Washi Troise



II
LARIX DECIDUA
LARICE
MÉLÈZE
(Vallée d'Aoste)

Le miel de la vallée dauphinoise
sur ton écorce rouge m'a collée
à ta beauté caduque.
Les petites bosses de tes rameaux,
dernier cadeau des aiguillettes 
                          mourantes,
ressemblent à celle qui campe
sur mon petit nez :
c'est drôle, tu as décidé de
sortir du groupe et moi avec.
La plus belle saison de ma vie
- je me le demande -
a-t-elle été la tienne aussi ?




CEDRO DELL'ATLANTICO - ©giardinaggio.net

III
CEDRUS ATLANTICA
CEDRO DELL'ATLANTE
CÈDRE DE L'ATLAS
(Frascati, Roma)

Una piccola finestra
che dalla cucina 
si apre sul borgo frascatano
non s'attendeva la vostra magnificenza:
troppo estesa, troppo imponente
la piramide fogliare per me.
Cresciuti in cattività
avete ancora memoria dei monti 
atlantici e del sole
magrebino il rimpianto (nell'arsura
estiva) assedia furtivo i palchi
vostri furtivi?
Ora che quella casa 
più non è mia,
per sempre la sua immagine
è a voi legata, a quando nelle
attese - e quanto a lungo! - 
scrutavo le botticelle erette 
sulle foglie aghiformi.
Ma è sempre vero che
l'àpice è infossato?


ARAUCARIA DEL CILE - ©planfor.co.uk

IV
ARAUCARIA ARAUCANA
ARAUCARIA DEL CILE
ARAUCARIA
(Cannero Riviera, Lago Maggiore, Novara)

 ¿Quién eres?
Y tú, ¿qué quieres?
Sei strana nel corpo e nel tono, 
aguzza colonna viridea.
Uso il tuo idioma - forse mi confondo -
eppure mi aggredisci. ¿Por qué? 
Mi parli nella lingua dell'oppressore:
lo sai che i figli miei 
di Chiloé e di Atamaca
hanno perduto le acque e la sabbia,
chiusi nel recinto ispanico?
Parlami in mapuche
e io volentieri ti risponderò.
Dammi la terra madre
e io volerò verso l'alto
come questo lago freddo 
non ha visto mai.
Il tuo dolore è coriaceo e ignoto
ai miei sensi: debbo partire - e capire -.
A interrogarti, di certo tornerò.


QUERCIA - @Jean-Pol Grandmont

V
QUERCUS ROBUR
QUERCIA
CHÊNE
(Zagreb, Hvratska)

Aspetto primavera 
per correre alla tua ombra merlettata,
maestosa pianta e longeva
che con le sorelle germane
imperi nel Maksimir zagabrese.
Accanto al mio acero un giorno 
forse t'ammirerò
ché l'humus calcareo
ugualmente
za vas è venefico.
L'amore mutò in rivelazione
quando la manina diletta
la lunga foglia bruna
mi donò:

C'est pour toi, maman chérie...
Ora che ti vedo nel traffico
quotidiano, alla mia destra
                                    raggiante,
- nuda ma imperterrita orgogliosa -
ti dico: attendi anche tu l'estate
                                                       che  viene,
de mon herbier tu es 
                                                     la reine.
recitata al circolo Fortebraccio - Forte Fanfulla, 
Roma il 28.05.2011


CERRO - ©digilander.it

VI
QUERCUS CERRIS
CERRO
CHÊNE CHEVELU
(Gubbio, Perugia)


Ricordo di averti accarezzato
quando bambina
mi appoggiavo alla corteccia tua
screpolata e rugosa
a consolar le lacrime.
A sera ti ritrovavo nel tizzone
odoroso del caminetto familiare.
Non t'apprezzai per i rami
tuoi troppo fragili
- ché anch'io riuscivo a spezzare
sotto le ginocchia adolescenti -;
e oggi che sei in un mondo
lontano (quello che non torna),
vorrei chiederti perdono e
mangiarti perfino i frutti amari
che il passato iguvino 
non mi ha risparmiato.


FRASSINO - ©pauletpaula.skynetblogs.be

VII
FRAXINUS EXCELSIOR
FRASSINO
FRÊNE
(Abbaye de Beauport, Paimpol, Bretagne)


Quando ci presentarono,
avevi da poco festeggiato il tuo bicentenario 
e finito di appropriarti di 
un'abbazia in rovina.
Beau port è stato il tuo
più che dei bretoni monaci
viandanti, che dal Nordamerica
                                           rivoltoso
t'aveano per sé rapito.


Non sempre ho saputo 
contare le ìmpari foglioline
per distinguerti dalla Pterocarya;
così mi scuserai se diffido
delle stìpoli ingannevoli
e attendo le sàmare autunnali
per riconoscerti.


FAGGIO - ©ambmuggia.it


VIII
FAGUS SYLVATICA
FAGGIO
HÊTRE
 (Zagreb, Hrvatska)


Non è stato possibile ignorarti
nella foresta che mi ospitava 
atterrita e sgomenta, perduta com'io ero,
tra i tronchi tuoi tondeggianti
e accecata dalle cortecce luminiscenti.
Fosse stata notte, la scorza liscia
avrei potuto scambiarla per un sauro
fuori dal tempo. Ma il sole filtrava già
tra le chiome ramate e le faggiòle 
se ne stavano al caldo nelle cupole spinose.


Inquieta presenza in un  paese straniero
ove le ricche culle dei bimbi t'ignorano
e tu non sei rassicurante neppure
nella gabbia dell'orto in cui t'hanno
imprigionato e che un giorno sradicherai
(ma questo loro ancora non lo sanno...).
Vòlto lo sguardo al passaggio,
ma tu capirai.


ACERO - ©florelaurentienne.com

IX 
ACER RUBRUM
ACERO
ÉRABLE
(Pérouges, Ain-Zagreb, Hrvatska)


T'ho incontrata nel calendario celtico
prima ancora che nella vita,
mia lùtea e bellissima pianta.


Mese d'aprile acero rosso 
tiglio nostrano se sei di settembre
disse la carta che non comprai
lasciandola nel borgo di Pérouges
                                         medievale.


Ritrovandoti nel Ribnjak park
mi cogliesti di sorpresa:
mi parve allora di buon auspicio
non calpestare le disàmare tue.


T'han chiamato sicomoro
ma errando ché l'humus bagnato
suppliva il rivo natìo quando
il fogliame autunnale se ne volò via
e l'elico movimento - da tempo immoto -
rimpiangeva di già il vento amico.


OLIVO - ©venafro.it (il nome dell'autore è visibile)


X
OLEA EUROPEA
OLIVO
OLIVIER
(Casperia, Rieti-Split, Hrvatska)

M'avean ben detto 
che dei frutti acerbi 
l'amaro sputa la bocca;
ugualmente ho voluto provare:
le drupe pèste ho  assaggiato
e il liquido aureo ho bevuto.


Ma non mi piaceva 
quella tua schiena contorta
e la sideralità fogliare
sedotta non m'avea
quando tra i fiori biancastri 
mi aggiravo.


T'ho visto poi di calce
imbiancato, nell'abbandono 
d'uno scarico industriale,
dall'alto di un bus dragonesco
che al mare mi portava, tra 
curve mortifere, quando a te
neppure la saliva salmastra
più arrivava.


Pace non portasti
(Getsémani non ho dimenticato);
solo tra mille altri reietti allora
dalla fossa spalatina - e per sempre -
una croce sul mio disagio 
hai segnato.


NOCE - ©luirig.altervista.org


XI
JUGLANS REGIA
NOCE
NOYER
(Rocca di Papa, Roma)


Noyer noyé dans mon passé récent
et récupéré de justesse en écrasant
ton fruit de Noël respendissant...


Je nous revois par un froid matin
                                                   d'hiver
- le gel, tu l'endurais si mal et
l'argille craquait sous mes bottes crottées - 
dans un verger presque montagnard.
Quelle surprise fut la main souillée
par le brou charnu, nouvel abri et vert
de tes cerneaux nigrescens !


Coeur marin, écrin ligneux,
perle sans éclat de mon enfance
                                      curieuse et pauvre,
où se cache l'orient d'airain
qui t'a donné le jour ?

PIOPPO NERO - ©luirig.altervista.org



XII
POPULUS NIGRA
PIOPPO NERO
PEUPLIER NOIR
(Zagorje, Hrvatska)


M'hai scompigliato i capelli
alle spalle coi tuoi glabri
                            rombi e leggeri.


Ho cacciato l'amento rubizzo
impigliato nella frangetta
umida dello Zagorje
e mi sono voltata.


Non eri il cipressino che ricordavo,
ma tu già ti confondevi dietro a
un melo troppo gravido e malato.
M'hai salutata
ondeggiando dolcemente il corpo:
eri grande e alto e lieve.


T'avevo avvicinato - giovinetta -
in una pagina di Balzac (ma
superficialmente); allora
ho affondato la mia carezza
nella fessura della scorza tua profonda.


Il contatto è rimasto intatto,
e pulsa ancora qui, nei polpastrelli.
Vedi, non ho dimenticato.




OLMO - ©Jean-Pol GRANDMONT


XIII
ULMUS LAEVIS
OLMO CIGLIATO
ORME
(Zagreb, Hrvatska)


J'ai rencontré tes feuilles avant toi,
                               par terre.
Après, j'ai levé les yeux au ciel,
                               sans te trouver.
Tu étais cilié dans le vrt croate,
caché parmi les charmes frondeux.
Presque impossible de te voir en Italie,
il m'a fallu mille kilomètres pour 
                                     m'approcher de toi ;

mais contre une ondée imprévue,
sous ta chevelure clairsemée,
je n'ai pas su me mettre à l'abri.
Et pourtant, je te le jure : attendez-moi 
sous l'orme, je n'avais pas dit.




.:。✿*゚‘゚・✿.。.:* *.:。✿*゚’゚・✿.。.:* *.:。✿*゚¨゚