Jacqueline Spaccini ©2011

martedì 8 gennaio 2013

Telle une louve


Arturo Marini, La lupa ferita (1931)

Telle une louve elle rôde
son regard balayé elle le jette
toujours un peu loin aux aguêts
d'un ennemi mortel voulant la détourner
de l'objet imprévu de sa chasse.

La galeuse a ensorcelé sa proie
plus appétissante qu'une faim et
moins dépourvue que'une soif.

Elle danse autour d'elle.

Sous ses pattes, une neige chaste
où avancer toute fière et engouffreé
sans remords ni duveté pubescente.

JS

Telle une louve


Arturo Marini, La lupa ferita (1931)

Telle une louve elle rôde
son regard balayé elle le jette
toujours un peu loin aux aguêts
d'un ennemi mortel voulant la détourner
de l'objet imprévu de sa chasse.

La galeuse a ensorcelé sa proie
plus appétissante qu'une faim et
moins dépourvue que'une soif.

Elle danse autour d'elle.

Sous ses pattes, une neige chaste
où avancer toute fière et engouffreé
sans remords ni duveté pubescente.

JS

Momenti



Ci sono stati momenti (durati poco)
in cui la vita è stata morbida.
E tiepida. E odorosa di spezie marine nell'aria
come quell'estate còrsa in cui 
ignoravo ancora che io e lui non ci amavamo più
o quella sferzata dal vento bretone in cui 
tu non c'eri quasi mai ma per te 
preparavo salmone al forno e riempivo bicchieri di vino rosso
aspettando il tramonto notturno
e ancora nell'umida notte di Metz
tra docce tardive e amplessi furiosi su letti sfatti e da rifare.

L'ultima volta è stata sette anni fa:
tu eri ubriaco d'un vino spagnolo e scivolasti
nella via di Arles, giurando di farmela pagare.
Ridemmo. E pagai, come suol dirsi, in natura.

Poi è stato il tempo ruvido
come quelle stoffe che graffiano la pelle,
come la carta che offende le mani,
come il gesso che spezzandosi stride nel cuore.

Poi non è stato più niente. 

JS

Momenti



Ci sono stati momenti (durati poco)
in cui la vita è stata morbida.
E tiepida. E odorosa di spezie marine nell'aria
come quell'estate còrsa in cui 
ignoravo ancora che io e lui non ci amavamo più
o quella sferzata dal vento bretone in cui 
tu non c'eri quasi mai ma per te 
preparavo salmone al forno e riempivo bicchieri di vino rosso
aspettando il tramonto notturno
e ancora nell'umida notte di Metz
tra docce tardive e amplessi furiosi su letti sfatti e da rifare.

L'ultima volta è stata sette anni fa:
tu eri ubriaco d'un vino spagnolo e scivolasti
nella via di Arles, giurando di farmela pagare.
Ridemmo. E pagai, come suol dirsi, in natura.

Poi è stato il tempo ruvido
come quelle stoffe che graffiano la pelle,
come la carta che offende le mani,
come il gesso che spezzandosi stride nel cuore.

Poi non è stato più niente. 

JS