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| PAUL DELVAUX Le village des syrènes (1942) |
Sempre diversa perché
non riesco a essere sempre uguale
Fuori dai clichés del prevedibile
perché staziono in quelli
dell'imprevedibile
me voici, me voilà, c'est bien moi.
Che c'è di male
ieri fiore gentile d'un prato periferico
oggi tigre di carta in quadri astratti
mai seduttiva
mai sedotta
sempre algida e distante
donna-elastico appassionata
vulcano di intenzioni
ma non di idee
dimentica di sé in una ridda
di io
mamma lupa
figlia agnello
moglie piccolavolpe
donna camaleonte.
Quando cammino guardo
le cime degli alberi
le cime degli alberi
e le punte dei piedi,
più spesso la coda del mio cane.
E ripenso
distrattamente
distrattamente
alle innumerevoli donne che sono stata.
Jacqueline Spaccini

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