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| MOLTI ANNI DOPO... |
Percorro l'aereo
con lo sguardo sospeso e m’arresto
sul visetto all’oblò saldo: sogni forse la terra,
sotto laggiù, Roma, dove sei nato
– calzandone il nome –
– calzandone il nome –
oggi che in un’altra lingua canti
posate filastrocche. E dolcemente nella novella
rara dell’innocenza
figlio ostinato, prendi sonno.
Da zero a cento, da cento a zero.
Jacqueline Spaccini © 1998
(e a distanza di tredici anni, figlio, non sei cambiato)

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