Jacqueline Spaccini ©2011

domenica 26 giugno 2011

VENTIDUE DICEMBRE

MOLTI ANNI DOPO...

Percorro l'aereo
con lo sguardo sospeso e m’arresto
sul visetto all’oblò saldo: sogni forse la terra,
                     sotto laggiù, Roma, dove sei nato
                     –   calzandone il nome – 


oggi  che in un’altra lingua canti
posate filastrocche. E dolcemente nella novella
                              rara dell’innocenza
figlio ostinato, prendi sonno.


Da zero a cento, da cento a zero.

Jacqueline Spaccini  © 1998

(e a distanza  di tredici anni, figlio, non sei cambiato)

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