Jacqueline Spaccini ©2011

venerdì 8 luglio 2011

SE NE VANNO




sito da cui la foto è prelevata

Il caffè della tazzina che si versa
sul tavolo
La manica che sfiora il sugo 
nel piatto
La bottiglia di aceto balsamico
riposta in frigo
La chiave sbagliata che infilo
nella toppa
e i piedi
i piedi
questi piedi
che vanno a controsenso

sulla strada
nel tempo
dentro ai pensieri.

Sono gesti quotidiani
che si fanno sbadati.
Se ne vanno.
Vanno via, 
via da me.

© Jacqueline Spaccini

SE NE VANNO

sito da cui la foto è prelevata

Il caffè della tazzina che si versa
sul tavolo
La manica che sfiora il sugo 
nel piatto
La bottiglia di aceto balsamico
riposta in frigo
La chiave sbagliata che infilo
nella toppa
e i piedi
i piedi
questi piedi
che vanno a controsenso

sulla strada
nel tempo
dentro ai pensieri.

Sono gesti quotidiani
che si fanno sbadati.
Se ne vanno.
Vanno via, 
via da me.

© Jacqueline Spaccini

domenica 3 luglio 2011

NEPPUR IO

E. HOPPER 1932 Stanza a Brooklyn

Neppur io ho più gambe 
da comandare
viaggi da approntare
feste da organizzare.

Dacché m'hai lasciata
restandomi accanto ma inerte
vivo dal tronco in su e mi
trascino come su alberi morti 
come su zattere  scordate.

Frequento il presente
dopo che si è fatto futuro
prima che si faccia passato
procedo a vista e ignoro progetti.

Lo vedi, sono
un robot frenetico
un pupazzo sgraziato
ti imito
ti abbandono
ti abbraccio
ti sento lontano
sono lontana
mi abbracci:
è il tempo del perdono.

 Mentre abbranco nell'odierno
 rèmighi saldo nel lontano

e non ti accorgi che

neppur io come te
ho più gambe.

Jacqueline Spaccini

NEPPUR IO

E. HOPPER 1932 Stanza a Brooklyn

Neppur io ho più gambe 
da comandare
viaggi da approntare
feste da organizzare.

Dacché m'hai lasciata
restandomi accanto ma inerte
vivo dal tronco in su e mi
trascino come su alberi morti 
come su zattere  scordate.

Frequento il presente
dopo che si è fatto futuro
prima che si faccia passato
procedo a vista e ignoro progetti.

Lo vedi, sono
un robot frenetico
un pupazzo sgraziato
ti imito
ti abbandono
ti abbraccio
ti sento lontano
sono lontana
mi abbracci:
è il tempo del perdono.

 Mentre abbranco nell'odierno
 rèmighi saldo nel lontano

e non ti accorgi che

neppur io come te
ho più gambe.

Jacqueline Spaccini

venerdì 1 luglio 2011

I SENSI

PARIS, Gare St-Lazare
photo by Jacqueline Spaccini


Osservando
il volo di un piccione
che plana nella stazione 
destata dal fischio 
del primo treno che va
sono viva

Annusando 
il verde di un cipresso
che rimanda a una giovinezza 
indomita troppo a lungo sopita
sono viva

Sfiorando
gli occhi suoi con un bacio
che suggellando l'amore 
l'amore non estingue
sono viva

Masticando 
tra i denti grani
a rilevar foglie di menta
saporose arredo
una gola d'amaro impastata
sono viva?

Ascoltando 
una canzone che nella testa 
mulina abbatto 
tutti quei parapetti 
di fragile contenimento

e sono viva.

Sono viva
sono viva
Ho bisogno di emozioni
come notifiche di esistenza
Ho bisogno dei miei sensi
come certificati di sopravvivenza

Sono viva 
Ho bisogno di sapere
che sono viva

che
sono viva

©Jacqueline Spaccini 2011

I SENSI

PARIS, Gare St-Lazare
photo by Jacqueline Spaccini


Osservando
il volo di un piccione
che plana nella stazione 
destata dal fischio 
del primo treno che va
sono viva

Annusando 
il verde di un cipresso
che rimanda a una giovinezza 
indomita troppo a lungo sopita
sono viva

Sfiorando
gli occhi suoi con un bacio
che suggellando l'amore 
l'amore non estingue
sono viva

Masticando 
tra i denti grani
a rilevar foglie di menta
saporose arredo
una gola d'amaro impastata
sono viva?

Ascoltando 
una canzone che nella testa 
mulina abbatto 
tutti quei parapetti 
di fragile contenimento

e sono viva.

Sono viva
sono viva
Ho bisogno di emozioni
come notifiche di esistenza
Ho bisogno dei miei sensi
come certificati di sopravvivenza

Sono viva 
Ho bisogno di sapere
che sono viva

che
sono viva

©Jacqueline Spaccini 2011

giovedì 30 giugno 2011

LA VOCE DEGLI UOMINI QUANDO TI AMANO

PHOTO © Jacqueline Spaccini 2011
La voce degli uomini
quando ti amano
è suadente, ti accarezza
è velluto
è un fresco vin rosé

è come un gatto sornione
che stira le zampe
e ti solletica l'ego
(e non solo)

la voce degli uomini 

quando ti amano
è roca  ma scivola
e ti sorride 
agli angoli degli occhi

è un volo di aerei
una (s)quadriglia
balletto perfetto

scende leggera 
come l'acqua del ruscello
tuona forte come l'uragano
ti rassicura
ti fa sentire femmina
e non più donna

la voce degli uomini
quando ti amano
ti fa tradire te stessa.

©Jacqueline Spaccini

LA VOCE DEGLI UOMINI QUANDO TI AMANO

PHOTO © Jacqueline Spaccini 2011
La voce degli uomini
quando ti amano
è suadente, ti accarezza
è velluto
è un fresco vin rosé

è come un gatto sornione
che stira le zampe
e ti solletica l'ego
(e non solo)

la voce degli uomini 

quando ti amano
è roca  ma scivola
e ti sorride 
agli angoli degli occhi

è un volo di aerei
una (s)quadriglia
balletto perfetto

scende leggera 
come l'acqua del ruscello
tuona forte come l'uragano
ti rassicura
ti fa sentire femmina
e non più donna

la voce degli uomini
quando ti amano
ti fa tradire te stessa.

©Jacqueline Spaccini

domenica 26 giugno 2011

NO MAN'S LAND


È quello spigolo grigio e il metallo pulito
il crocifisso dinanzi e quel respiro asincrono
accanto a te
quel sussulto che alle tempie batte e
ti strappa al sonno

è la paura
di sognare male.

No man's land:
è questa stanza d'ospedale.

Jacqueline Spaccini

NO MAN'S LAND


È quello spigolo grigio e il metallo pulito
il crocifisso dinanzi e quel respiro asincrono
accanto a te
quel sussulto che alle tempie batte e
ti strappa al sonno

è la paura
di sognare male.

No man's land:
è questa stanza d'ospedale.

Jacqueline Spaccini

VENTIDUE DICEMBRE

MOLTI ANNI DOPO...

Percorro l'aereo
con lo sguardo sospeso e m’arresto
sul visetto all’oblò saldo: sogni forse la terra,
                     sotto laggiù, Roma, dove sei nato
                     –   calzandone il nome – 


oggi  che in un’altra lingua canti
posate filastrocche. E dolcemente nella novella
                              rara dell’innocenza
figlio ostinato, prendi sonno.


Da zero a cento, da cento a zero.

Jacqueline Spaccini  © 1998

(e a distanza  di tredici anni, figlio, non sei cambiato)

VENTIDUE DICEMBRE

MOLTI ANNI DOPO...

Percorro l'aereo
con lo sguardo sospeso e m’arresto
sul visetto all’oblò saldo: sogni forse la terra,
                     sotto laggiù, Roma, dove sei nato
                     –   calzandone il nome – 


oggi  che in un’altra lingua canti
posate filastrocche. E dolcemente nella novella
                              rara dell’innocenza
figlio ostinato, prendi sonno.


Da zero a cento, da cento a zero.

Jacqueline Spaccini  © 1998

(e a distanza  di tredici anni, figlio, non sei cambiato)

venerdì 24 giugno 2011

TUTTE LE DONNE CHE SONO STATA

PAUL DELVAUX Le village des syrènes (1942)

Sempre diversa perché
non riesco a essere sempre uguale
Fuori dai clichés del prevedibile
perché staziono in quelli
dell'imprevedibile

me voici, me voilà, c'est bien moi.

Che c'è di male
ieri fiore gentile d'un prato periferico
oggi tigre di carta in quadri astratti
mai seduttiva
mai sedotta
sempre algida e distante
 donna-elastico appassionata 
vulcano di intenzioni
ma non di idee

dimentica di sé in una ridda
di io

mamma lupa
figlia agnello
moglie piccolavolpe
donna camaleonte.

Quando cammino guardo
le cime degli alberi
e le punte dei piedi,
più spesso la coda del mio cane.

E ripenso
distrattamente
alle innumerevoli donne che sono stata.

Jacqueline Spaccini

TUTTE LE DONNE CHE SONO STATA

PAUL DELVAUX Le village des syrènes (1942)

Sempre diversa perché
non riesco a essere sempre uguale
Fuori dai clichés del prevedibile
perché staziono in quelli
dell'imprevedibile

me voici, me voilà, c'est bien moi.

Che c'è di male
ieri fiore gentile d'un prato periferico
oggi tigre di carta in quadri astratti
mai seduttiva
mai sedotta
sempre algida e distante
 donna-elastico appassionata 
vulcano di intenzioni
ma non di idee

dimentica di sé in una ridda
di io

mamma lupa
figlia agnello
moglie piccolavolpe
donna camaleonte.

Quando cammino guardo
le cime degli alberi
e le punte dei piedi,
più spesso la coda del mio cane.

E ripenso
distrattamente
alle innumerevoli donne che sono stata.

Jacqueline Spaccini

ZABORAVILA SAM

©Alisa Makarow

Non ho dimenticato 
le parole da dimenticare 

Nisam zaboravila

Ho dimenticato
le cose belle

Zaboravila sam 

Ho dimenticato
 la gioia e la leggerezza
Non ho dimenticato
il tuo amore la tua rabbia
l'odio né la tua durezza

Nisam zaboravila

o più semplicemente 
non ti ho dimenticato

Nisam te zaboravila

Ho solo dimenticato me stessa.


Jacqueline Spaccini

(2011)

ZABORAVILA SAM

©Alisa Makarow

Non ho dimenticato 
le parole da dimenticare 

Nisam zaboravila

Ho dimenticato
le cose belle

Zaboravila sam 

Ho dimenticato
 la gioia e la leggerezza
Non ho dimenticato
il tuo amore la tua rabbia
l'odio né la tua durezza

Nisam zaboravila

o più semplicemente 
non ti ho dimenticato

Nisam te zaboravila

Ho solo dimenticato me stessa.


Jacqueline Spaccini

(2011)

sabato 18 giugno 2011

SLOW DOWN (TESTAMENTO POETICO)

PAUL DELVAUX

Sto finendo di attraversare la vita:

vai piano mi dico
vai piano, quanto tempo
ti sarà concesso ignori.
Sprechi non fare e
 impara a economizzare.

Voltarti indietro?
È un gioco baro
gli anni perduti più
nessuno a te
- mai più -
renderà.

Nello sguardo innocente
d’un bimbo quasi uomo
si condensa la vita:
libero dalle tue apprensioni
libero camminerà.

Chi divide il tuo letto
talvolta
la schiena ti porge
e la coscia smagrita
a medicar ferite
senza importanza.

E dunque diffida del passato 
traghetta il futuro nell’oggi
non confidare nell’amore
muro di calce esso è,
al primo rèfolo crollerebbe.

Vorresti smarrirti tra
le foglie amiche immemori
della passata stagione.
Non come te.
Ma loro danzano e tu sei
(cioè io sono)
pesante.

Bùttati allora il sale
dietro le spalle 
polìte da un colpo
di spazzola deciso.
Meno male farà.

Trascura i timori
accompagnando i giorni
come fossero immortali,
credendo d’esser viva
narcotizza di netto la sera.

Ricorda solo il bello,
qualcosa ci sarà pur stato
da salvare nel cuore.
E poi getta tutto
nell’immondizia.


Jacqueline Spaccini 

SLOW DOWN (TESTAMENTO POETICO)

PAUL DELVAUX

Sto finendo di attraversare la vita:

vai piano mi dico
vai piano, quanto tempo
ti sarà concesso ignori.
Sprechi non fare e
 impara a economizzare.

Voltarti indietro?
È un gioco baro
gli anni perduti più
nessuno a te
- mai più -
renderà.

Nello sguardo innocente
d’un bimbo quasi uomo
si condensa la vita:
libero dalle tue apprensioni
libero camminerà.

Chi divide il tuo letto
talvolta
la schiena ti porge
e la coscia smagrita
a medicar ferite
senza importanza.

E dunque diffida del passato 
traghetta il futuro nell’oggi
non confidare nell’amore
muro di calce esso è,
al primo rèfolo crollerebbe.

Vorresti smarrirti tra
le foglie amiche immemori
della passata stagione.
Non come te.
Ma loro danzano e tu sei
(cioè io sono)
pesante.

Bùttati allora il sale
dietro le spalle 
polìte da un colpo
di spazzola deciso.
Meno male farà.

Trascura i timori
accompagnando i giorni
come fossero immortali,
credendo d’esser viva
narcotizza di netto la sera.

Ricorda solo il bello,
qualcosa ci sarà pur stato
da salvare nel cuore.
E poi getta tutto
nell’immondizia.


Jacqueline Spaccini 

LASCIATI SORPRENDERE DALLA VITA, DICESTI


Se viltà fosse un sentimento,
ti direi che al pari dell'invidia
sempre mi è stata sconosciuta.

Se dignità fosse un'etichetta
ti direi che a spasso fiera
la portavo e da tempo immemore.

Se null'altro che desiderio 
fosse Amore,
ti direi che l'avevo dimenticato
e accantonato tra i ricordi.

Se contraddizione fosse solo
un lemma del dizionario,
ti direi che per me
quella pagina avevano strappato.

Lasciati sorprendere dalla vita,
mi dicesti un giorno insospetto.
Ti sorrisi, ironicamente.
Non ti avevo ancora incontrato.

Non sapevo che saresti venuto
a scuotermi dalle  mie pacate certezze,
dalla  mia giustezza e dalla saggezza,
a strapparmi dalla fredda alterigia 
della mia torre di cristallo.

Non sapevo
allora
ch'eri tu la sorpresa.

Jacqueline Spaccini