Jacqueline Spaccini ©2011

mercoledì 29 aprile 2015

FANTASIE I


FANTASIE I
(volo di fantasia)


ha passeggiato greve sul mattone
ch'era l'ostico cuore all'indomani
d'amore lui allungò le sue dita
in neve e profumo di zagare

col gioco a incastri bravo a divagare
diamante plastico per le mani
vide che dal grumo non era fuggita 
sul lastrico lieve di latte d'airone





domenica 11 gennaio 2015

Les moulins de Meknès




hai accolto il grano bianco
tela pulita che sa di buono
                                          e di futuro

ora sai di lontano e ti scoppiano dentro i calcinacci
di una vecchia casa  che il presente ha
                                                         distrutto

hai strappi agli angoli della tela forte nel centro
grigia dappertutto e però continui ad assolvere il tuo compito
                                    ieri farina oggi pezzi di muro

spalle temprate ti portano a spasso
ti stringono in cima le mani screpolate
urlando lavorano le reni doloranti
                                       resistono e vincono tutte le stagioni

vanno avanti
vanno avanti
vanno avanti  perché
                                    fermarsi
                                       non si può.


JS©2015

Les moulins de Meknès




hai accolto il grano bianco
tela pulita che sa di buono
                                          e di futuro

ora sai di lontano e ti scoppiano dentro i calcinacci
di una vecchia casa  che il presente ha
                                                         distrutto

hai strappi agli angoli della tela forte nel centro
grigia dappertutto e però continui ad assolvere il tuo compito
                                    ieri farina oggi pezzi di muro

spalle temprate ti portano a spasso
ti stringono in cima le mani screpolate
urlando lavorano le reni doloranti
                                       resistono e vincono tutte le stagioni

vanno avanti
vanno avanti
vanno avanti  perché
                                    fermarsi
                                       non si può.


JS©2015

lunedì 1 dicembre 2014

EPIGRAMMA/EKPHRASIS 2 PROMENADE CHAGALL



Chagall, La Promenade, 1917


Lei è un palloncino della domenica
davanti alla chiesa; Lui una gru sferica.
la tiene per non farla volare oltre
tesa, sono le radici una coltre:

Lei nel piano ha stabilità, Lui il volo  di città.

Tutto sta in quello stringersi per mano.
Se sciolta, Lei è un aeroplano e vola via,

Lui nel terreno sprofonda al crocevia.

JS@2014

EPIGRAMMA/EKPHRASIS 2 PROMENADE CHAGALL



Chagall, La Promenade, 1917


Lei è un palloncino della domenica
davanti alla chiesa; Lui una gru sferica.
la tiene per non farla volare oltre
tesa, sono le radici una coltre:

Lei nel piano ha stabilità, Lui il volo  di città.

Tutto sta in quello stringersi per mano.
Se sciolta, Lei è un aeroplano e vola via,

Lui nel terreno sprofonda al crocevia.

JS@2014

venerdì 28 novembre 2014

0-175. La stanza di Van Gogh ad Arles (Epigramma/Ekphrasis)



Poco discosto da quella tavola   
laddove aleggia la triste favola  

Occhieggia fredda una coperta rossa 
che niuno pensa il cor scaldar ti possa 

la solita sedia verde di paglia 
con quello straccio al chiodo che non sbaglia 

chi chiude male la smilza finestra 
tenue pittore di mano maldestra 

tra quadri autografi doppi giacigli 
su di un parquet usato e senza figli.

                                                            JS©2014


                        ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Sempre all'interno del mio atelier poesia, oggi ho tenuto una lezione sull'epigramma. Tra quella elogiativa e quella macabra (come iscrizione funeraria), ho scelto la terza via: l'epigramma ekphrasis.

Quali sono le contraintes?
1. almeno 4 versi
2. con rime in distici baciati (es. AABBCCDD)
3. dai versi si deve capire di che quadro (o scultura) si tratti.

In classe ho assegnato La camera di Van Gogh ad Arles.
Vab Gogh, Chambre à Arles, 1888
Conservato al Musée d'Orsay, Parigi

0-175. La stanza di Van Gogh ad Arles (Epigramma/Ekphrasis)



Poco discosto da quella tavola   
laddove aleggia la triste favola  

Occhieggia fredda una coperta rossa 
che niuno pensa il cor scaldar ti possa 

la solita sedia verde di paglia 
con quello straccio al chiodo che non sbaglia 

chi chiude male la smilza finestra 
tenue pittore di mano maldestra 

tra quadri autografi doppi giacigli 
su di un parquet usato e senza figli.

                                                            JS©2014


                        ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Sempre all'interno del mio atelier poesia, oggi ho tenuto una lezione sull'epigramma. Tra quella elogiativa e quella macabra (come iscrizione funeraria), ho scelto la terza via: l'epigramma ekphrasis.

Quali sono le contraintes?
1. almeno 4 versi
2. con rime in distici baciati (es. AABBCCDD)
3. dai versi si deve capire di che quadro (o scultura) si tratti.

In classe ho assegnato La camera di Van Gogh ad Arles.
Vab Gogh, Chambre à Arles, 1888
Conservato al Musée d'Orsay, Parigi

giovedì 20 novembre 2014

HAIKU

AVVERTENZA - non cercate qui la regola dell'haiku di tre versi con scansione 5-7-5, perché non ne troverete. Qui si segue la regola dell'haiku anglosassone.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


HAIKU 


L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione (cit.)



Oggi ho aperto l'atelier di poesia destinato ai miei studenti marocchini italofoni (e italofili).
Seguono di già con me un corso di analisi commento della struttura lirica italiana, quindi non sono proprio a digiuno di nozioni in materia: sillabazione, accenti tonici e atoni, tipi di rime e consonanze e assonanze, strofe, versi e quant'altro... conoscono.
Quindi, oggi, dopo l'atelier di dizione (suppergiù con gli stessi studenti), quand'erano già ben caldi, ho iniziato con qualcosa che non è teorico.


Ho iniziato con questo:



E  poi ho deciso di iniziare da ciò che è più breve (no, non il distico): l'haiku giapponese. Di provare a capire che cosa sia un haiku e quale punto di vista sottende.

Il link che ho proposto di leggere [come scrivere un haiku] si conclude così:
  • L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
  • I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
  • L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione.

Certo, un haiku occidentalizzato, piegato alle leggi delle sillabe e non dei suoni, e per di più con un immaginario arabo marocchino italianizzato.
Son certo che usciranno cose sorprendenti.

Dopo aver detto quali sono le tre consegne [*contraintes*] da rispettare

1. da un minimo di 10 a un massimo di 17 sillabe
2. immagine della natura da mostrare
3. idea che si sovrappone nella seconda parte, sintatticamente slegata dalla prima (si può andare a capo oppure restare nella stessa riga separando le due parti con un trattino)


ho assegnato loro il soggetto, l'albero e/o i dettagli di un albero, secondo l'illuminante pensiero di Georges Perec delle contraintes.


Poi il compito l'ho fatto anch'io, anche se confido che i miei studenti facciano meglio, molto meglio.

1. Haiku su un albero

Vindice pioppo tremulo 
                        diman sarò terreno



2.  Haiku su parte/dettaglio di un albero


Grevi ammassate pigne 
                         inutile  tempo antico


3. Haiku su altro soggetto

Alta nel cielo una cicogna 
                         lontana ancor è casa








HAIKU

AVVERTENZA - non cercate qui la regola dell'haiku di tre versi con scansione 5-7-5, perché non ne troverete. Qui si segue la regola dell'haiku anglosassone.

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^


HAIKU 


L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione (cit.)



Oggi ho aperto l'atelier di poesia destinato ai miei studenti marocchini italofoni (e italofili).
Seguono di già con me un corso di analisi commento della struttura lirica italiana, quindi non sono proprio a digiuno di nozioni in materia: sillabazione, accenti tonici e atoni, tipi di rime e consonanze e assonanze, strofe, versi e quant'altro... conoscono.
Quindi, oggi, dopo l'atelier di dizione (suppergiù con gli stessi studenti), quand'erano già ben caldi, ho iniziato con qualcosa che non è teorico.


Ho iniziato con questo:



E  poi ho deciso di iniziare da ciò che è più breve (no, non il distico): l'haiku giapponese. Di provare a capire che cosa sia un haiku e quale punto di vista sottende.

Il link che ho proposto di leggere [come scrivere un haiku] si conclude così:
  • L'haiku è definita poesia "non finita" perché ogni poesia richiede che il lettore la termini nel suo cuore.
  • I poeti di haiku contemporanei scrivono poesie in forma di brevi frammenti di tre parole o anche meno.
  • L'haiku deriva da "hakai no renga", una poesia di gruppo collaborativa di un centinaio di versi di lunghezza. L'"hokku", o verso iniziale, di queste poesie indicava la stagione e conteneva una parola che tagliava. L'haiku ha continuato questa tradizione.

Certo, un haiku occidentalizzato, piegato alle leggi delle sillabe e non dei suoni, e per di più con un immaginario arabo marocchino italianizzato.
Son certo che usciranno cose sorprendenti.

Dopo aver detto quali sono le tre consegne [*contraintes*] da rispettare

1. da un minimo di 10 a un massimo di 17 sillabe
2. immagine della natura da mostrare
3. idea che si sovrappone nella seconda parte, sintatticamente slegata dalla prima (si può andare a capo oppure restare nella stessa riga separando le due parti con un trattino)


ho assegnato loro il soggetto, l'albero e/o i dettagli di un albero, secondo l'illuminante pensiero di Georges Perec delle contraintes.


Poi il compito l'ho fatto anch'io, anche se confido che i miei studenti facciano meglio, molto meglio.

1. Haiku su un albero

Vindice pioppo tremulo 
                        diman sarò terreno



2.  Haiku su parte/dettaglio di un albero


Grevi ammassate pigne 
                         inutile  tempo antico


3. Haiku su altro soggetto

Alta nel cielo una cicogna 
                         lontana ancor è casa








lunedì 8 settembre 2014

Inciampo nelle giornate


Inciampo nelle giornate
sbadatamente

osservo l'oggidì
scivolarmi addosso come 
un vestito di seta

mentre notti d'ieri adipose 
punteggiano le ore 
come stelle assopite.

Eppure, questa non 
è la mia vita.

La interpreto, 
ingannando gli altri e me stessa: 
l'ho presa a noleggio,
e intanto la millanto, 
la spaccio per esistenza.

Inciampo nelle giornate


Inciampo nelle giornate
sbadatamente

osservo l'oggidì
scivolarmi addosso come 
un vestito di seta

mentre notti d'ieri adipose 
punteggiano le ore 
come stelle assopite.

Eppure, questa non 
è la mia vita.

La interpreto, 
ingannando gli altri e me stessa: 
l'ho presa a noleggio,
e intanto la millanto, 
la spaccio per esistenza.

sabato 28 giugno 2014

Per un'amica che parte




Ti vedi nello specchio e non ti guardi.
Non v’è abitudine in questo
desiderio nuovo di definire
lo spazio tuo.
Lo dice l’abito rosa e lo urlano gli orecchini
lo dice il sorriso a volte sospeso che
lanci al cielo addensato lassù.

Scompaiono in fretta le nuvole:
le cacci via con un
fermo gesto leggero.

E nello  sguardo composto
guardi al comune domani,
dimenticando, fiduciosa,
ansie sopite e sussurri astratti
in un azzurro
di malinconica resa.

Jacqueline

Per un'amica che parte




Ti vedi nello specchio e non ti guardi.
Non v’è abitudine in questo
desiderio nuovo di definire
lo spazio tuo.
Lo dice l’abito rosa e lo urlano gli orecchini
lo dice il sorriso a volte sospeso che
lanci al cielo addensato lassù.

Scompaiono in fretta le nuvole:
le cacci via con un
fermo gesto leggero.

E nello  sguardo composto
guardi al comune domani,
dimenticando, fiduciosa,
ansie sopite e sussurri astratti
in un azzurro
di malinconica resa.

Jacqueline

domenica 15 giugno 2014

Machi mouchkil

photo by JSpaccini©2014


A Vera, Barbara, Candelaria e Mia



MACHI MOUCHKIL


se le luci non funzionano 
e il video scarica rumori 
se le parole in prova non arrivano 
come dovrebbero e il pubblico 
a stento esce dal conto delle dita

machi mouchkil


se il villaggio del tuo cuore è mutato 
nell'affanno della caccia 
al segno di passato 
che una bimba edificò

machi mouchkil

se in auto si parla di gioie 
che non hai vissuto 
e d'improvviso condividi i tuoi dolori 
mentre crollano miti nella realtà di fiaba

machi mouchkil

se resti in punta di piedi 
sulle labbra  un poco rosse 
e un poco pallide perché tu sei così, 
pudìca e accogliente

machi mouchkil

se della tua vita apprendo 
eventi che m'avrebbero stroncata e tu 
sei andata avanti, coi frantumi 
caparbiamente rincollati

machi mouchkil

se dono il silenzio di me 
e ricevo il sorriso da donne che ho 
incontrato o ritrovato 
e che sono ora parole di carne 
attorno a un tavolo o a un acquaio

machi mouchkil


sono adesivi ostentati sotto alla pellicola incolore 
della pelle, stesa male perché sincera, 
per permettere alla mia carne di abbracciarle 
e di amarle, queste sorelle di parole.


Machi mouchkil davvero nessun problema,
Machi mouchkil, machi mouchkil. 

E dima, per sempre.

©Jacqueline Spaccini 
Rabat 15 giugno 2014


Machi mouchkil

photo by JSpaccini©2014


A Vera, Barbara, Candelaria e Mia



MACHI MOUCHKIL


se le luci non funzionano 
e il video scarica rumori 
se le parole in prova non arrivano 
come dovrebbero e il pubblico 
a stento esce dal conto delle dita

machi mouchkil


se il villaggio del tuo cuore è mutato 
nell'affanno della caccia 
al segno di passato 
che una bimba edificò

machi mouchkil

se in auto si parla di gioie 
che non hai vissuto 
e d'improvviso condividi i tuoi dolori 
mentre crollano miti nella realtà di fiaba

machi mouchkil

se resti in punta di piedi 
sulle labbra  un poco rosse 
e un poco pallide perché tu sei così, 
pudìca e accogliente

machi mouchkil

se della tua vita apprendo 
eventi che m'avrebbero stroncata e tu 
sei andata avanti, coi frantumi 
caparbiamente rincollati

machi mouchkil

se dono il silenzio di me 
e ricevo il sorriso da donne che ho 
incontrato o ritrovato 
e che sono ora parole di carne 
attorno a un tavolo o a un acquaio

machi mouchkil


sono adesivi ostentati sotto alla pellicola incolore 
della pelle, stesa male perché sincera, 
per permettere alla mia carne di abbracciarle 
e di amarle, queste sorelle di parole.


Machi mouchkil davvero nessun problema,
Machi mouchkil, machi mouchkil. 

E dima, per sempre.

©Jacqueline Spaccini 
Rabat 15 giugno 2014


martedì 1 aprile 2014

Le tasche della notte

Per il tuo compleanno, 
Romain





Ho rovistato
nelle tasche della notte
alla ricerca di stelle luminose.

Ho trovato un buco
in fondo a una piega
e poche cose:

un non so che odore
di retrobottega
un sorriso in apprendistato

e briciole galeotte
di magnificenza.

2014 ©JS

Le tasche della notte

Per il tuo compleanno, 
Romain





Ho rovistato
nelle tasche della notte
alla ricerca di stelle luminose.

Ho trovato un buco
in fondo a una piega
e poche cose:

un non so che odore
di retrobottega
un sorriso in apprendistato

e briciole galeotte
di magnificenza.

2014 ©JS

martedì 25 febbraio 2014

26 febbraio 1994

Mahi Binebine


Sei arrivato al tempo giusto 
in un tempo lontano
ora sei lontano
e il tempo è stato con te ingiusto

ma anche con me 

non osiamo neppure chiedere 
quanto ancora ci sarà accordato
e avanziamo immobili
tenendoci stretto 
quel poco tanto appreso
quel molto  inutile dimenticato

ricordando che un giorno di
quel tempo, anch'esso lontano,
decidemmo che un anello
ci avrebbe legato 
più dei sei anni
passati a condividere giornate
e a crescere un figlio
non battezzato ma amato
e amato, sempre sempre amato.

Oggi 
ricordo
ricordiamo
ricordi?
che vent'anni fa
venivo a te 
vestita di rosso
a metà della vita, felice
e confusa ancora giovane mamma
con un giovanottino in lacrime
tra le  braccia
a ritardar la firma su un foglio
di cui non s'ha più memoria.

Tra fiori piccioni  vino e lago
tra il pianto e le risa
si aggirava quell'ansia di ripartire
quella smania ingenua
di riscrivere la nostra storia.
Daccapo. E per bene.

Non mi volto
e non faccio bilanci:
ci siamo 
ci sono
ci sei.

Questo conta.
Lasceremo altre albe e altre stagioni
dietro di noi
in un presente vissuto quasi con fastidio
per non confessare il pudore del timore
che il tempo non sia più amico,

continuando a buttarci nel mondo
irriflessivi, noi, vecchi ragazzi
che non s'arrendono alla realtà.

26 febbraio 1994

Mahi Binebine


Sei arrivato al tempo giusto 
in un tempo lontano
ora sei lontano
e il tempo è stato con te ingiusto

ma anche con me 

non osiamo neppure chiedere 
quanto ancora ci sarà accordato
e avanziamo immobili
tenendoci stretto 
quel poco tanto appreso
quel molto  inutile dimenticato

ricordando che un giorno di
quel tempo, anch'esso lontano,
decidemmo che un anello
ci avrebbe legato 
più dei sei anni
passati a condividere giornate
e a crescere un figlio
non battezzato ma amato
e amato, sempre sempre amato.

Oggi 
ricordo
ricordiamo
ricordi?
che vent'anni fa
venivo a te 
vestita di rosso
a metà della vita, felice
e confusa ancora giovane mamma
con un giovanottino in lacrime
tra le  braccia
a ritardar la firma su un foglio
di cui non s'ha più memoria.

Tra fiori piccioni  vino e lago
tra il pianto e le risa
si aggirava quell'ansia di ripartire
quella smania ingenua
di riscrivere la nostra storia.
Daccapo. E per bene.

Non mi volto
e non faccio bilanci:
ci siamo 
ci sono
ci sei.

Questo conta.
Lasceremo altre albe e altre stagioni
dietro di noi
in un presente vissuto quasi con fastidio
per non confessare il pudore del timore
che il tempo non sia più amico,

continuando a buttarci nel mondo
irriflessivi, noi, vecchi ragazzi
che non s'arrendono alla realtà.

venerdì 14 febbraio 2014

Giorno di san Valentino



A ogni snodo di vita
c'è appena il tempo
per volgere lo sguardo
a quel che già non è più.

Ma davanti
nulla ancora s'intravede:
è un fotogramma bianco
quello che occupa
la visione della mente

Un passo al giorno
e giorni interi fermi
cedono a poche ore in salita
dove rapida è la marcia
che accorda attimi di canto

per correre
e correndo
non si rammenta più
di bagnarsi sotto la pioggia
di sentire il mantello del sole 
di ammirare il tramonto più bello 
in solitudine

non si conta più
il canto degli uccelli
il profumo dei fiori
l'assenza delle campane
il tempo ritrovato

né si tiene a memoria

da quanto tempo cammino

senza quella mano sulla spalla
né la mia testa sul tuo cuore.

JS 14 feb 2014

Giorno di san Valentino



A ogni snodo di vita
c'è appena il tempo
per volgere lo sguardo
a quel che già non è più.

Ma davanti
nulla ancora s'intravede:
è un fotogramma bianco
quello che occupa
la visione della mente

Un passo al giorno
e giorni interi fermi
cedono a poche ore in salita
dove rapida è la marcia
che accorda attimi di canto

per correre
e correndo
non si rammenta più
di bagnarsi sotto la pioggia
di sentire il mantello del sole 
di ammirare il tramonto più bello 
in solitudine

non si conta più
il canto degli uccelli
il profumo dei fiori
l'assenza delle campane
il tempo ritrovato

né si tiene a memoria

da quanto tempo cammino

senza quella mano sulla spalla
né la mia testa sul tuo cuore.

JS 14 feb 2014

sabato 18 gennaio 2014

Spazzo via

Spazzo via 

L'artista, autore di questo quadro è Mahi Binebine (Marrakesh, 1959)

Spazzo via

tento

il malumore  la rabbia la tristezza
l'impotenza la paura la desolazione
il freddo 
dentro di me

l'ombra 
il colore viola cinerino
la nuvolaglia
il cemento delle case
e la sterpaglia che neppure vogliono i gatti

e mi assento

nel bianco di qui
sprofondando nel nulla
asettico di pelle o sky
nel wengé africano
made in Malaysia 

e mi stordisco le orecchie per non sentire più
e mi rovino gli occhi per ricominciare a vedere

perché con altro sguardo penetri la vita

la mia

perché il sole di qui 
accechi la vista di felicità

e possa alfine sentire il canto degli uccelli
che qui non cantano

il suono delle campane
che qui tacciono

il guaito dei cani
che qui scacciano.


Attendo
e mentre attendo
lotto


per sentirmi nuovamente 
a casa.


JS 
18.01.2014

Spazzo via

Spazzo via 

L'artista, autore di questo quadro è Mahi Binebine (Marrakesh, 1959)

Spazzo via

tento

il malumore  la rabbia la tristezza
l'impotenza la paura la desolazione
il freddo 
dentro di me

l'ombra 
il colore viola cinerino
la nuvolaglia
il cemento delle case
e la sterpaglia che neppure vogliono i gatti

e mi assento

nel bianco di qui
sprofondando nel nulla
asettico di pelle o sky
nel wengé africano
made in Malaysia 

e mi stordisco le orecchie per non sentire più
e mi rovino gli occhi per ricominciare a vedere

perché con altro sguardo penetri la vita

la mia

perché il sole di qui 
accechi la vista di felicità

e possa alfine sentire il canto degli uccelli
che qui non cantano

il suono delle campane
che qui tacciono

il guaito dei cani
che qui scacciano.


Attendo
e mentre attendo
lotto


per sentirmi nuovamente 
a casa.


JS 
18.01.2014

lunedì 16 dicembre 2013

Un pastrano di tristezza

Un pastrano di tristezza




Ascolto la canzone
e tutto urla dentro
mentre resto in silenzio.

Urlo l'ingiustizia
delle promesse
come le paste della domenica
così belle e ordinate
che  alla fine di un pranzo
fossero tutte marce e scadute.

Così noi due:
ho incollato poster per oltre vent'anni
che dicevano che ci amavamo
e che tutto era fulgido
mentre  diligentemente
aggiungevo scotch
a riparare  graffi
 strisciate
e scarabocchi che altri
non io
avevano apposto.

Ora vivo immobile
senza manifesti né quadri
che stanno a terra
e non oso più prendere chiodi
per tèma di bucare pareti 
troppo fragili.

Nella provvisorietà di oggi
sento freddo e caldo
e poi caldo e freddo
stonata.
Sento tutto a tratti
e non sento assolutamente
niente.
Sono altrove e in fondo
non sono da nessuna parte.

Ondeggio,
come un'imbarcazione perdutasi
nella palude
brilla, come la luce che scorgo 
di lontano.
Troppo lontana da noi
ma brilla ancora.
Solo, non so per chi.

Un pastrano di tristezza

Un pastrano di tristezza




Ascolto la canzone
e tutto urla dentro
mentre resto in silenzio.

Urlo l'ingiustizia
delle promesse
come le paste della domenica
così belle e ordinate
che  alla fine di un pranzo
fossero tutte marce e scadute.

Così noi due:
ho incollato poster per oltre vent'anni
che dicevano che ci amavamo
e che tutto era fulgido
mentre  diligentemente
aggiungevo scotch
a riparare  graffi
 strisciate
e scarabocchi che altri
non io
avevano apposto.

Ora vivo immobile
senza manifesti né quadri
che stanno a terra
e non oso più prendere chiodi
per tèma di bucare pareti 
troppo fragili.

Nella provvisorietà di oggi
sento freddo e caldo
e poi caldo e freddo
stonata.
Sento tutto a tratti
e non sento assolutamente
niente.
Sono altrove e in fondo
non sono da nessuna parte.

Ondeggio,
come un'imbarcazione perdutasi
nella palude
brilla, come la luce che scorgo 
di lontano.
Troppo lontana da noi
ma brilla ancora.
Solo, non so per chi.

martedì 12 novembre 2013

Ho acceso la finestra

photo by JSpaccini



Ho acceso la finestra
Tirato su la stanza
Ma nulla è accaduto.


Allora ho tirato su la serranda
E illuminato per bene la casa.
  Ma nulla ugualmente è accaduto.


JS

Ho acceso la finestra

photo by JSpaccini



Ho acceso la finestra
Tirato su la stanza
Ma nulla è accaduto.


Allora ho tirato su la serranda
E illuminato per bene la casa.
  Ma nulla ugualmente è accaduto.


JS

venerdì 8 novembre 2013

Ignora quella bandiera


photo by JSpaccini


Ignora quella bandiera rossa
l'affannata lancetta
che invano si dimena

sempre la stessa ora annuncia
il quadrante arrotondato
e non v'è verso di spostarla

dall'una fissa e lì affissa
che non rinuncia e non s'arrende
alla ressa orante del venerdì.

Invita alla preghiera
anche la stella verde 
               sopra di lei.

8.11.2013

Ignora quella bandiera


photo by JSpaccini


Ignora quella bandiera rossa
l'affannata lancetta
che invano si dimena

sempre la stessa ora annuncia
il quadrante arrotondato
e non v'è verso di spostarla

dall'una fissa e lì affissa
che non rinuncia e non s'arrende
alla ressa orante del venerdì.

Invita alla preghiera
anche la stella verde 
               sopra di lei.

8.11.2013