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| Thorvaldsen, Giasone www.scultura-italiana.com |
A Romain
Per te scelsi gli dei dell'Olimpo,
tutta la saga, poi ai semidei
passai e ai mortali eroici:
Ercole che strangola i due serpenti,
il nodo gordiano del prode Alessandro,
la patria ritrovata di Enea nobile figlio,
così di Ulisse l'astuzia senza fortuna
di un padre che non crebbe il suo erede.
Edipo te lo raccontai, omettendo in parte
le azioni sue nefaste,
d'un giovane
d'un giovane
predestinato colpevole.
Icaro il folle non lo amai poi tanto
e la sorte
e la sorte
del contrito Egeo
echeggiò nel buio spaurito
echeggiò nel buio spaurito
della mia anima materna.
Ma tu scegliesti l'intrepido figlio di Esone,
Giasone, lasciandomi stupita.
Che cosa ti aveva colpito:
la conquista del vello d'oro,
l'amore suo con la maga passionale,
la sorte orribile dei figlioletti?
O forse fu l'ardimento dimostrato,
nel piglio d'avanzar verso il destino?
Ma tu mi rispondesti che a lui ti comparavi
per via di quell'unico sandalo
con cui al paesello si presentò,
scalzo di un piede.
Così come comunemente solevi
girar per casa
nei primi tuoi cinque anni.
Feroci e inoppugnabili
ascosi al vano filosofar
di madre
san essere i processi analogicidi un bimbo biricchino.
Jacqueline Spaccini@2011
Jacqueline Spaccini@2011

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